Il drone di Amazon non porta solo pacchetti, potrà anche sorvegliare le nostre case

Possibile che un esacottero così grande, veloce e potente debba limitarsi a portare pacchetti qua e là? Ma no, certo che no. Amazon si porta avanti e brevetta un sistema di “sorveglianza on demand” in cui il suo grosso robot volante può anche dre una mano a vedere che tutto sia a posto in case e uffici. Il marito avrà davvero innaffiato il giardino mentre la signora è in vacanza? L’occhio nel cielo lo potrà tradire in un battibaleno

Ci vorranno almeno un paio di anni prima che gli enormi problemi legali, tecnici e organizzativi siano appianati, ma intanto Jeff Bezos studia il modo di spremere tutti i soldi possibile dal suo programma Prime Air, di cui si favoleggia da ani ma finora si è visto poco o nulla. E forse piccata anche dal fatto che gli odiati concorrenti di Walmart l’hanno scorso hanno inzeppato l’ufficio brevetti americano di un numero di inutili “patent” fin superiore al loro, 56 Walmart e 54 Amazon per la precisione han pensato bene di brevettare un servizio di sorveglianza on demand.

“Surveillance as a service” lo chiamano, e il succo del discorso sarebbe quello di tenere d’occhio le proprietà private (a pagamento) magari cercando anche di salvaguardare quel minimo di privacy che resta ai loro abitanti. 

Nel brevetto si specifica che i padroni di casa possono chiedere al drone di verificare se la porta del garage è aperta, se qualcuno ha fatto un nuovo graffito, se una finestra è rotta e persino se per caso la casa è andata a fuoco.

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Sempre nel brevetto è specificato che il servizio può essere offerto su base oraria, giornaliera, settimanale o mensile. Il drone, su richiesta del committente, può integrare la camera di volo con visori notturni, infrarossi o anche microfoni direzionali per spiare i dialoghi. Non sappiamo se l’intento sia quello di registrare dei ladri che dicano “Hey Joe, che significa che hai dimenticato a casa il piede di porco?’ o se l’intento sia piuttosto quello di sentire ben altri dialoghi provenienti magari dalla camera da letto.

Oltre alla solita sommaria e genericissima descrizione che accompagna sempre la via americana ai brevetti di qualsiasi cianfrusaglia, in questo caso Amazon si dilunga un po’ di più sulla privacy, spiegando come intende salvaguardare i diritti dei vicini che non hanno dato nessun permesso per essere spiati.

Nel brevetto Amazon la pietra cubica su cui poggia tutto il sistema è il geo-fencing, che impedisce al drone di registrare immagini e suoni al di fuori del bersaglio. Dovesse capitare, immagini filmati e audio possono essere automaticamente editati in volo e passati al post processing per togliere quello che il computer non ha saputo eliminare.  Inoltre, scrive Amazon, “physically constraining a sensor of the UAV,” il che significa che la camera e il microfono dovrebbero essere impossibilitati fisicamente a uscire dal seminato e registrare quello che non devono. Cosa ciò significhi nella realtà è un mistero. Ovviamente, come tutti i brevetti in generale e quelli di Amazon in particolare, non è affatto detto che tutto ciò diventerà mai una realtà.

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