USA: il congresso vuol vederci chiaro sulle regole FAA per i droni

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Il regolamento dell’Authorithy americana sui droni civili, che dovrebbe entrare in vigore il prossimo settembre, ha gettato nello sconforto la comunità americana dei velivoli civili senza pilota: per poter usare i droni per lavoro bisognerà essere piloti di aerei o elicotteri, e la burocrazia sarà così pesante da far impallidire quella già non proprio amichevole dell’ENAC nostrana.
Il congresso, cioè il parlamento, degli Stati Uniti  vuole vederci chiaro, e apre la partita chiamando in causa la commissione  The House Transportation and Infrastructure Committee, che ha convocato la FAA per un’audizione il prossimo venerdì.
I parlamentari sono molto preoccupati: “Gli Stati Uniti hanno la tecnologia e l’esperienza prati a per diventare leader mondiale del settore, ma restano da risolvere molti problemi politici” scrive la Commissione in un messaggio. E non nascondono la preoccupazione che “governi e imprese straniere fanno progressi significativi in questo settore” mentre gli USA stanno al palo, prigionieri di regole draconiane che proibiscono con pene molto severe qualunque uso professionale dei droni salvo pochissime eccezioni. “Questa audizione metterà a fuoco lo stato dell’industria emergente degli aeromobili senza pilota negli USA, compresi gli sforzi della FAA per integrare in modo sicuro i droni nello spazio aereo, i problemi ancora da risolvere e la competitività degli Stati Uniti”. Noi abbiamo la netta impressione che, nonostante il documento della Commissione non critichi in alcun modo l’operato della FAA,  i lobbysti abbiano fatto bene il loro lavoro, e la FAA stessa comincia a essere un poco in difficoltà nelle sue pretese di chiudere ai droni i cieli americani o imporre il brevetto di pilota di aerei ai futuri dronisti a stelle e strisce. La questione riguarda solo apparentemente gli Stati Uniti, in realtà le decisioni che saranno prese a Washington avranno effetti profondi e di lunga durata su tutto il movimento globale dei droni.

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