Il drone rende più buono il riso

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In futuro, la maggior parte dei droni professionali (si parla dell’80%) sarà impiegata in agricoltura: grazie agli Apr, l’imprenditore agricolo potrà mappare le condizioni del proprio terreno e intervenire di precisione per ottimizzare la resa, producendo di più, meglio e risparmiando pure in concime, fertilizzanti e acqua.

L’ennesima conferma della bontà di queste rilevazioni aeree arriva dal Centro Ricerche sul Riso (Castello d’Agogna, Pv) che, in collaborazione con l‘Università di Torino, ha avviato uno studio sul sul corretto dosaggio della concimazione azotata in risicoltura.
Se i risultati scientifici sono illustrati con dovizia di particolari nella rivista “Terra è vita”, ciò che interessa a noi è che, durante la fase sperimentale, si è fatto uso anche di un drone per verificare quanto affidabili fossero i rilievi multispettrali drone/camera con quelli fatti dai sensori a terra.

E i risultati sono stati più che apprezzabili. Nell’articolo di Terra è vita si legge: “Il Green Seeker (dei sensori a terra) e il Rapid Scan (i dati forniti dalla telecamera sul drone) hanno dato risultati simili nella rilevazione dell’Ndvi (Normalized difference vegetation index), sebbene il calcolo ‘da terra’ abbia ancora una correlazione migliore”.

Il test, effettuato il 17 luglio 2014, ha visto l’impiego di un drone a sei motori, che ha mappato a una quota di 50 metri una superficie di 1 ettaro, scansionata con 50 fotogrammi. Le conclusioni dei promotori dello studio sono più che incoraggianti: “L’impiego della camera digitale multispettrale sul drone ha aperto nuove prospettive sul fronte di quella che può essere definita l’industrializzazione del processo di rilevamento”, sostengono sulle pagine della rivista gli scienziati. “Rispetto al rilievo satellitare, l’utilizzo del drone permette di disporre di immagini con risoluzioni maggiori, di effettuare il rilievo nel momento più opportuno e di evitare l’influenza della nuvolosità. Rispetto alle misure effettuate con sensore ottico montato su trattore, l’impiego di Apr permette di evitare un’entrata nel capo aggiuntiva quando viene adottata la tecnica della rilevazione differita rispetto all’intervento di concimazione. Indipendentemente dal fatto che il rilievo da trattrice sia differito o contemporaneo alla concimazione, l’utilizzo del drone consente di estendere la rilevazione all’intera superficie degli appezzamenti, senza arrecare alcun danno alla coltura”. E ancora: “Per il futuro è auspicabile che risorse adeguate siano dedicate al completamento della fase di taratura delle principali varietà coltivate in Italia e venga affinata e resa accessibile la tecnologia alle aziende risicole. A tal fine, l’uso di droni muniti di sensori ottici sembra la più promettente per l’impiego in un sistema agricolo così complesso come la risaia”.

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