Anche l’India si affida ai droni contro l’invasione delle locuste

Il cambiamento climatico continua a far sentire i suoi effetti, così ora anche l’India si trova a dover fronteggiare la peggiore invasione di locuste del deserto degli ultimi 30 anni, un fenomeno che pone in serio rischio i futuri raccolti. Secondo la FAO la migrazione di massa delle locuste in india è stata generata dai forti venti occidentali nati sulla scia del ciclone Amphan, che dopo il Golfo del Bengala si è abbattuto su India e Bangladesh il 20 maggio, uccidendo 90 persone e causando danni per oltre 13 miliardi di dollari.

Al momento la maggior parte degli agricoltori in India non ha ancora seminato il prossimo raccolto, ma questa fortunata coincidenza potrebbe volgere presto in una vera e propria tragedia qualora gli insetti non vengano dispersi in tempi brevi, considerando che la locusta del deserto si riproduce e si sposta velocemente (gli sciami sono in grado di coprire fino a 150 km al giorno) ed è molto vorace (ogni esemplare divora una quantità di vegetazione fresca al giorno pari al suo peso di circa 2 grammi).

Per questo dalla capitale Nuova Delhi sono stati diramati numerosi avvisi di allerta rivolti agli agricoltori di tutti i territori più colpiti, suggerendo anche alcuni sistemi per allontanare questi insetti. “Accendere un fuoco, scoppiare petardi, sbattere piatti e lattine, ma anche suonare le trombe può cacciare via le locuste, questi insetti non tollerano i rumori forti” avverte il governo, che però al fianco dei rimedi più “casalinghi” ha deciso di adottare misure di controllo anche più elaborate per disperdere gli sciami, mettendo a disposizione trattori, camion dei pompieri e anche i droni, sulla scia di quanto già tentato da alcuni paesi africani come il Kenya per lo stesso problema.

Questi mezzi di terra e d’aria, opportunamente attrezzati con spray insetticidi, hanno contribuito non solo a contenere, ma anche a distruggere circa il 70% delle locuste nei distretti in cui sono stati utilizzati, ma è ancora presto per affermare che i raccolti non corrano più alcun pericolo.

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