Australia: droni per controllare le acque costiere e studiare i fenomeni meteo estremi

Controllare i confini nazionali con i droni? Non è una novità, ad esempio tempo fa avevamo parlato dei droni militari che la vicina Svizzera utilizza per pattugliare il confine con l’Italia per individuare eventuali migranti.

Non è detto però che i confini possano essere tenuti d’occhio solo sorvolandoli, ad esempio l’Australia presto userà dei droni marini per pattugliare le sue acque di confine a largo delle coste del New South Wales, tra Botany Bay e Ulladulla, a sud di Sydney. Già che ci sono, mentre controlleranno le acque territoriali, i droni approfitteranno anche per raccogliere dati meteorologici.

Il loro nome è USV, che sta per Unmanned Surface Vessel, ossia delle navi senza pilota a bordo. Guardando il video si capisce bene che si tratta di imbarcazioni pensate per navigare il più a lungo possibile tra le onde dell’oceano.

La società che li produce, OCIUS, chiama questo modello “Bluebottle”, ovviamente per via della forma, ma anche per le sue innate capacità di restare costantemente a galla e navigare per mesi, facendo ritorno alla base solo per operazioni di manutenzione prestabilite. Come riesce ad avere una tale autonomia? Semplice, Blubottle ricava energia dal vento, dal sole e dalle stesse onde, fonti di ricarica costanti che gli permettono di muoversi nell’acqua a una velocità di 5 nodi (poco più di 9 km/h) portando con sé un payload limite di 300 kg a cui è in grado di fornire alimentazione fino a 50 watt.

La strumentazione consiste in sensori e radar per individuare le navi non autorizzate e inviare le informazioni al centro operativo, dove un operatore può scegliere di prendere il controllo remoto del drone e raggiungere l’imbarcazione in oggetto per effettuare delle verifiche dal vivo. Solo in caso di ulteriori problemi interverranno sul campo gli uomini della guardia costiera, in questo modo il personale risparmia tempo e, soprattutto, riduce al minimo indispensabile gli interventi in mare, che implicano sempre una certa dose di rischio.

È Robert Dane, CEO di OCIUS a sottolineare come “Questi lavori mettono in pericolo i nostri uomini e le nostre donne in uniforme. Un robot persistente, che non richiede persone a bordo, che non ha bisogno di carburante e che non si annoia mai è ideale per essere utilizzato in queste operazioni noiose e pericolose“.

Come detto, però, il drone non ha solo compiti di controllo, perché in caso non ci siano imbarcazioni sospette individuate dal radar vestirà i panni del ricercatore scientifico, per raccogliere dati meteorologici soprattutto allo scopo di scoprire il prima possibile se sono in arrivo un ciclone, un terremoto o uno tsunami.

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