RIFLESSIONI SULLA FORMAZIONE DEI PILOTI DI SAPR

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Di Pietro d’Intino – Ae.C. della Vestina – Volandia

Ricordo che, giovanissimo, alla scuola AUC il nostro capitano ci ripeteva spesso che i regolamenti sono fatti per chi non si sa regolare, e che avremmo sempre dovuto far prevalere il buon senso. Questo insegnamento mi è rimasto stampato in testa da allora e l’ho applicato con evidenti risutati positivi…

Il fine ultimo di un corso, di qualsiasi genere, è quello di formare individui che verranno ad essere idonei per le finalità necessarie. In Aeronautica contano certamente le nozioni, però per quella che è la mia esperienza gli argomenti cardine non sono le polari o la curva di stato, seppure è certo il caso di conoscerle.

Altro discorso meritano le suddivisioni in ore, canoniche, delle singole materie.
Andiamo con ordine, partendo dalla ultima considerazione. La suddivisione degli insegnamenti in ore è un sistema che può essere valido nelle Accademie, dove vengono ammessi un certo numero di giovanotti, selezionati e con formazione scolastico/culturale equivalente tra tutti, che per cinque giorni a settimana siedono in aula, retribuiti e con la sola preoccupazione di apprendere al meglio.
Altro è quando un corso è frequentati da individui eterogenei per formazione, esperienze e, spesso, con le preoccupazioni legate alla propria attività lavorativa ed alla famiglia.
Un esempio?: 4 ore di meteorologia… per alcuni son troppe, per molti altri neanche sufficienti!
Personalmente proporrei che venga indicata la definizione del livello minimo necessario di conoscenza, lasciando al docente la responsabilità della scelta della durata delle lezioni. L’esame finale dovrà dire della loro preparazione, e non se hanno frequentato 3 o 5 ore. L’altra considerazione riguarda le nozioni che sono, ripeto, necessarie. Ancor di più ritengo lo sia il riuscire ad instillare, almeno, le basi di quella che comunemente viene chiamata “cultura aeronautica”. Ossia quella forma mentale per cui non può, ne deve esistere, certa terminologia, tipo: “mi sembrava….credevo che….è difficile che accada”.
La maggioranza degli operatori è composta da quella che definisco “fauna automobilistica”, quella per cui in casi di avaria si accosta a destra e si chiama l’ ACI. In aria, putroppo, non è così semplice. Senza contare che il buon Murphy è costantemente in agguato, implacabile come suo stile. Leggere una carta ICAO, non è poi così difficile; lo è far comprendere che le zone controllate non sono superfici ma volumi; che i trasferimenti vanno misurati in ordine di tempo, non di chilometri; che le effemeridi e relative VFR sono rigorose, ed un inconveniente che si verifica cinque minuti dopo la scadenza può avere conseguenze penali rilevanti…ed altro ancora.
Riuscire a far entrare i corsisti in questo ordine di idee, oltre a dover essere argomento predominante, riesce a far accettare meglio l’impegno sullo studio delle nozioni. Una delle frasi ricorrenti durante le mie lezioni, è che la conoscenza della teoria non serve tanto per acquisire l’attestato, ma per poter riuscire a tornare a casa sereni dopo ogni missione!

Per i corsi teorici SAPR, continuo affermando che il valore aggiunto consiste nel pensarsi con i piedi a bordo del drone, e non a terra, della serie: farei una certa operazione se fossi a bordo? Ecco, sono solo degli esempi minimali sull’argomento “didattica”. Esempi da gettare sul tavolo delle decisioni e che, ritengo, possano meritare qualche minuto di riflessione e discussione.
La dico dura: ho da sempre un terrore folle di chi, chiamato a redigere qualunque regolamento, tenti più che altro di dimostrare il proprio alto rilievo, con regole serrate e spesso, ahimé, lontane dalla realtà operativa. Non voglio, ne devo, dare consiglio ad alcuno. Tranne che invitare a tenere presenti le parole del mio capitano: “I regolamenti sono fatti per chi non si sa regolare, usate sempre il buon senso e non sbaglierete mai”.

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