Testo e video di Davide Porro
L’incubo di tutti i piloti con una certa esperienza e responsabilità è sempre stato il “FlyAway”, e cioè la possibilità (per la verità molto remota) che qualcosa nell’apparato elettronico del drone abbia un malfunzionamento e che quindi l’aeromobile possa partire per la tangente senza più rispondere ai comandi del pilota. Cosa potrebbe accadere? Facciamo un’ipotesi per capire bene il problema. Supponiamo che abbia decollato da due minuti e che la mia batteria abbia 15 minuti di autonomia. Supponiamo che nel momento “dell’impazzimento del sistema” la velocità fosse di 10 metri al secondo (36 km/h, niente di che) e calcoliamo quanta strada fa il drone prima di cadere senza più batteria. Ebbene in 13 minuti si allontanerebbe di quasi 8 chilometri… andando a cadere in maniera incontrollata chissà dove. Teniamo presente che se c’è una avaria a bordo non è più garantito il funzionamento di sistemi di emergenza automatici come ad esempio il “RTH” o l’atterraggio forzato sul posto per esaurimento batteria.
Ovviamente questo è lo scenario peggiore ma, sempre nell’ottica dell’estrema prudenza, la normativa ha dato indicazioni per un rimedio estremo che possa evitare lo scenario prospettato: il terminatore di volo.
Il terminatore di volo (obbligatorio in questo momento in cui scrivo per droni oltre i 2 kg. di peso) è un apparato composto da due elementi distinti e cioè un trasmettitore che resta a terra a portata di mano del pilota e un ricevitore che viene montato a bordo del drone.
È importante precisare che per droni oltre i 4 kg. il sistema deve essere indipendente e dissimile da tutto il resto e non può essere integrato nello stesso radiocomando che si utilizza per pilotare. (Cosa consentita invece per droni fino a 4 Kg, in cui per “terminatore” di solito si intende l’atterraggio automatico o alle brutte la manovra CSC, cioè la combinazione di stick per lo spegnimento d’emergenza dei motori, ndr).

In pratica la situazione attuale con i nuovi scenari standard in vigore dal 15 ottobre 2020 può essere riassunta così:
Scenario IT-STS-01 URBAN
- MTOM fino a 2 kg. terminatore di volo non necessario
- MTOM da 2 kg. fino a 4 Kg terminatore di volo necessario (può essere integrato nel RC)
- MTOM da 4 a 10 kg. terminatore di volo necessario (indipendente e dissimile)
Scenario IT-STS-02 NON URBAN
- MTOM da 4 a 25 kg. terminatore di volo necessario (indipendente e dissimile)
Ma come funziona in pratica?

Tecnicamente il ricevitore a bordo (alimentato da una sua batteria indipendente) è cablato con un circuito “CUT OFF” composto da cavi elettrici e un mosfet installati tra la batteria e la powerboard del drone e una volta attivato, schiacciando il tasto STOP del trasmettitore a terra, interrompe immediatamente l’alimentazione del drone fermando immediatamente i motori. È interessante notare che l’operazione è reversibile e cioè ridando l’impulso da terra il sistema si rialimenta, ma ovviamente questo non significa che il drone possa ritornare a volare come prima poiché in quei pochi secondi senza alimentazione l’assetto, la quota e tutto il resto possono essere ormai compromessi in maniera irreversibile e irrecuperabile. Quindi occorre essere sicuri prima di attivare il terminatore perché poi riprenderlo è praticamente impossibile.
È anche importante sottolineare (ma qui ne faccio solo un accenno senza approfondire poiché rientra nella pianificazione dell’area di contingenza e buffer che è un altro argomento) che quando si pianifica il volo occorre calcolare bene gli spazi di caduta considerando il drone alla massima quota consentita, alla massima velocità e con il massimo vento consentito al decollo. A questo si aggiungano i 3 secondi convenzionali previsti come tempo di reazione per l’attivazione del terminatore e ci accorgeremo che l’area da segregare spesso è molto vasta. Ed è per questo che è così complesso poter fare dei lavori in ambito urbano rispettando le aree di sicurezza previste. Nella normativa esiste una formula matematica precisa per calcolare questi spazi che vanno sempre tenuti in considerazione. Concludendo posso dire che personalmente quando lavoro con APR sui quali ho montato il terminatore mi sento molto più tranquillo pur conscio del fatto che il suo utilizzo e attivazione è solo una extrema ratio quando la situazione è veramente compromessa. Fortunatamente fino ad oggi personalmente non ho mai sentito nessuno che abbia dovuto far ricorso al terminatore e continuando a fare una scrupolosa manutenzione ai propri APR e pianificando le missioni con tutta la dovuta attenzione resta solo uno strumento di sicurezza in più nel bagaglio del pilota.




