Drogati ai comandi del Predator: lo scandalo droni e alcool

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Una vera e propria cultura della droga tra i piloti dei droni militari americani. E’ lo sconvolgente racconto di alcuni ex piloti di doni, che rivelano di colleghi che si imbottiscono di droghe sintetiche per sopportare lo stress delle missioni assassine al di là dell’oceano. Dove gli obiettivi sono i terroristi, è vero, ma non sempre il missile va dove sarebbe auspicabile che vada, e di sangue innocente se ne è versato e se ne continua a versare in quantità, non senza cinismo: Michael Haas, una delle gole profonde, rivela che nei bunker da cui si telecontrollano i Predator i bambini iracheni sono chiamati “fun sized terrorist” e ucciderli viene definito “tagliare l’erbaccia prima che cresca troppo”.
Uccisi talvolta, continua la fonte, da piloti intossicati da droghe sintetiche non vengono rilevate dai controlli antidoping a cui i piloti militari vengono sottoposti.
Lo stress dei combattimenti a volte spezza le persone, come è successo a Brandon Bryant, pilota di droni che ha avuto una pesante crisi di coscienza e dalla sua esperienza è un uscita negli USA un documentario, “The Drone”. Brandon, insieme ad altri quattro ex piloti, ha scritto una lettera al presidente Obama chiedendogli di smetterla con gli attacchi dei droni, che – a loro parere – non fanno altro che fomentare l’odio e il terrorismo.

 

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