Di Davide Porro
Il bello e la sfida vera infatti iniziano adesso, una volta che abbiamo tutto pronto, lucido e pronto all’uso. Ma, visto che parlo di me quindi esperienza diretta, facciamo un passo indietro e vediamo come mi è scaturita l’idea di entrare in questo mondo che sarebbe poi diventato prima una passione e poi un vero e proprio lavoro ad alta professionalità e tecnica.
La mia formazione professionale è cominciata nel settore turistico dove per molti anni ho esercitato il lavoro di direttore d’albergo e di strutture ricettive. Provengo infatti dalla scuola alberghiera dove ho studiato lingue e management del settore turistico alberghiero e per molti anni ho girato il mondo e vissuto all’estero cosa mi ha dato un’apertura mentale e una conoscenza di realtà lavorative diverse dalla nostra.
Ho sempre avuto passione e interesse per la le nuove tecnologie e questo, insieme all’hobby per il modellismo e l’orologeria, mi ha insegnato la “manualità del fare nelle cose piccole”.
Veniamo all’idea scatenante sul mondo dei droni: diversi anni fa, come direttore di una grande struttura turistica di montagna in Valle d’Aosta, mi trovai ad affrontare una tremenda nevicata che coprì sotto una spessa coltre bianca tutti i tetti delle case e delle strutture della zona rendendo difficoltoso ogni spostamento e attività.
Come se non bastasse venne anche chiusa per frana l’unica strada di accesso alla vallata mettendoci in forte difficoltà con l’albergo pieno di clienti e personale. Sul tetto, reso inaccessibile dal peso della neve sugli abbaini rimasti bloccati, c’erano dei grandi comignoli coperti da pesanti solette in cemento lunghe circa 4 metri.
Ci accorgemmo guardando da terra con molta fatica che il peso della neve ghiacciata spinta dal vento stava facendo ribaltare queste pesanti lastre di cemento con l’enorme pericolo che potessero scivolare e sfondare il tetto o cadere di sotto da una altezza di 15/20 metri.
Avevo bisogno di documentare con certezza ai tecnici cosa stesse capitando sul tetto e fu lì che salendo sul tetto con grande difficoltà (imbragato) per fare delle foto mi venne questo pensiero: “ma se potessi far volare il telefonino per fare delle foto senza doverci salire? Sarebbe bellissimo…”
Da subito mi sono attrezzato con APR e sensori al top investendo cifre importanti. Avere a disposizione una termocamera RADIOMETRICA top di gamma e macchine fotovideo 4K e mirrorless è servito per poter dare ai clienti un servizio di qualità da subito. Oggi la flotta consta di un DJI S900 con Sony nex5R (su gimbal 3 assi DJI Zenmuse Z15), uno Yuneec H520 risoluzione 4K per fotogrammetria, un Tarot 650 TermoDrone Junior (con camera termica FLIR radiometrica), un Tarot 650 con videocamera Sony per fotogrammetria e un DJI mini2 inoffensivo <250 gr. Facciamo noi in prima persona tutti gli assemblaggi, i settaggi sulle centraline di volo, gli adattamenti dei payload e la manutenzione dei nostri APR.
Dopo aver fatto esperienze di riprese in più settori e ambientazioni ho deciso di focalizzare l’attività su due binari precisi: l’utilizzo del TermoDrone per rilievi termografici (pannelli fotovoltaici, ispezione tetti, involucri edilizi, ecc.) e rilievi e ispezioni di cantieri, edifici, tetti con tecnica fotogrammetrica.
Per la termografia il valore aggiunto è quello di dare dei dati termografici sia qualitativi che quantitativi ripresi da un sensore con risoluzione 320×256 a bordo di un drone mentre per le ispezioni il valore aggiunto sono le immagini che danno subito l’idea del contesto dall’alto con a possibilità di avere la nuvola punti, l’ortofoto o la foto 3D con il dato metrico e il posizionamento georeferenziato per elaborazioni su GIS.
Per poter sfruttare al meglio le potenzialità dello strumento e per dare un servizio affidabile e di qualità alla committenza occorre avere lungimiranza e una forte predisposizione all’organizzazione preventiva. Mi spiego meglio: il momento del decollo è solo la parte finale e la punta di un iceberg rispetto alla preparazione necessaria e che va fatta prima affinché arrivare alla missione con tutto pronto e senza doversi preoccupare sul posto e partire da zero senza sapere nulla del sito. Infatti è indispensabile avere una forma mentale che ti porta a consultare le mappe, (D-Flight) preparare il risk assessment se necessario, (SORA) organizzare l’attrezzatura prima di arrivare sul posto dove a quel punto, dopo aver valutato lo scenario di volo dal punto climatico e di sicurezza, bisogna solo concentrarsi sulla missione e quindi sul volo vero e proprio.
Molte volte soprattutto nel lavoro di filmati di eventi i ritmi sono frenetici ed è per questo che occorre sapere in anticipo a cosa si va incontro e cosa si deve fare poiché sul momento non si può più avere tempo per fare altro che il volo e le riprese. Anche in una missione dove si ha più tempo di organizzarsi come ad esempio un rilievo termografico di una villa o di un cantiere, occorre prepararsi prima per sapere i settaggi da impostare nel sistema di bordo del drone che gestisce la termocamera. Occorre quindi sapere l’emissività dei materiali che si andranno a mappare, la temperatura ambiente, riflessa, ecc. Questo per dire che lavorare BENE con un drone richiede una serietà e una conoscenza professionale della quale non sempre si ha una percezione chiara. E qui apro una parentesi spinosa: l’inflazione dei droni venduti nei centri commerciali a chiunque, porta alla conseguenza di vedere poi molti improvvisati riprendere battesimi, cresime e matrimoni, ma spesso senza curarsi delle più elementari norme di sicurezza e a prezzi stracciati. Questo ha fatto sì che i veri professionisti, zavorrati dalle normative stringenti la cui osservanza costa tempo e denaro, si trovano spesso a dover rinunciare a lavori che poi vengono svolti dall’abusivo di turno incurante dei pericoli e delle normative e che forse non sa neppure che sta volando in un ATZ o in una NoFlyZone. (ENR6-3-3… e che è??…). Ma occorre insistere e andare avanti con professionalità e serietà: magari con gli abusivi perderemo delle battaglie ma vinceremo la guerra. (Ma probabilmente io sarò in pensione).
Il bello e la sfida vera infatti iniziano adesso, una volta che abbiamo tutto pronto, lucido e pronto all’uso. Ma, visto che parlo di me quindi esperienza diretta, facciamo un passo indietro e vediamo come mi è scaturita l’idea di entrare in questo mondo che sarebbe poi diventato prima una passione e poi un vero e proprio lavoro ad alta professionalità e tecnica.








