Il drone che ci bombarda di poesie

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Il poeta californiano di origini messicane David Shook ha lanciato sulla piattaforma di crowdsourcing Kikstarter un progetto quantomeno originale: usare un drone, simbolo delle guerre sporche e nascoste, per bombardare le città con poesie contro la guerra; un gesto che un pochino ci ricorda il volo su Vienna di D’Annunzio, ma stavolta in chiave pacifista.
“Poetry Drone è esattamente questo” spiega Shook: “un drone (del valore di circa 5 mila dollari) caricato con poesie appositamente commissionate ai migliori poeti americani. L’idea è portare alla luce del sole le operazioni coperte e segrete dell’esercito americano”. Lo scopo finale è quello di scatenare un dibattito sui droni da combattimento e “umanizzare le loro vittime ed esplorare la responsabilità politica di poeti, artisti e cittadini”.

Dal momento che i droni sono massicciamente usati dall’esercito Usa in operazioni militari in Pakistan, tra i versi che saranno usati per il bombardamento di parole ci sono quelli del poeta pakistano Noshi Gilani: “Now that the breeze has learnt to write/She can choose to rewrite autumn as spring.” (ora che la brezza ha imparato a scrivere/può scegliere di riscrivere l’autunno in primavera).
Per promuovere su Kickstarter il suo progetto, Shook ha realizzato un interessante cortometraggio  con un’estetica che ricorda un pochino i film di fantascienza di serie B dell’epoca della guerra fredda:

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