La corea del Sud vuole quattro droni per spiare il Nord

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Ufficialmente, Seul e Pyongyang sono ancora in guerra. La pace non è mai stata siglata, anche se da oltre mezzo secolo non si combatte più lungo la frontiera del 38° parallelo che separa il ricco sud industriale alleato degli USA e il poverissimo Nord comandato dall’unica dinastia comunista della storia del Pianeta. Non si combatte ma spesso si spara, la tensione periodicamente sale alle stelle, come nel caso della minacciata bomba atomica che il Nord avrebbe sperimentato, anche se non si è mai chiarito se fosse una vera bomba o un azzardato bluff.Il sud teme i colpi di testa del pericoloso vicino, e ora vorrebbe quattro droni Global Hawk per spiarlo e controllarlo.

imageI droni affiancheranno il dirigibile di sorveglianza da 22 milioni di dollari (nella foto) che Seul sta costruendo per pattugliare le acque territoriali al confine con quelle nordcoreane.

I droni invece costano molto di più, si parla di una commessa da circa mezzo miliardo di dollari, spiega il responsabile degli acquisti militari sudcoreani Baek Youn Hyeong. E ammette che per completare il programma e rendere operativi i droni “ci vorranno diversi anni”. Il primo Global Hawk dovrebbe essere consegnato nel 2017, e via via gli altri, a un anno di distanza l’uno dall’altro. Ma non basta comperarli, aggiunge il dirigente coreano, bisognerà anche renderli operativi e addestrare il personale.

Baek Youn Hyeong assicura che i droni spieranno solo i nordcoreani, e non metteranno il naso nelle attività della vicina Cina, che è molto preoccupata dell’idea che i sudcoreani ottengano aerei robot spia americani.

Uno dei teatri caldi per i droni saranno le isole vicino al 38° parallelo, luogo di frequenti provocazioni militari nordcoreane. Con una preoccupante escalation nel 2010, quando scoppiò una vera battaglia che ha visto il Nord bombardare  l’isola di Yeonpyeong, uccidendo quattro sudcoreani, e il siluramento della nave da guerra sudcoreana Cheonan.
E la tensione sembra destinata a salire in concomitanza con la stagione di pesca al granchio blu, che vedrà le acque della discordia affollate di oltre  400 pescherecci e navi militari nordcoreane, sudcoreane e cinesi.

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