Cosa c’è dietro al tracollo in borsa di Gopro?

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gopro shareLe azioni del produttore della ex regina delle action cam sono tracollate davvero troppo. Un macello che raramente si vede nella borsa americana, uno scioccante -87% dai picchi (lontanissimi) dell’ottobre 2014.

Perché? Cosa spinge i consumatori a stare alla larga da quella cha pure un tempo era la più amata e rispettata delle camere, largamente usata anche sui droni prima che venisse di fatto estromessa dalle scelte di tutti i grandi produttori (Parrot, Yuneec, DJI) che senza tanti complimenti l’hanno sbarcata? Ormai solo 3DR crede ancora nella camera californiana, anche se ci sembra un amore sempre più freddo. CNN Money si è rivolta a LikeFolio, una azienda specializzata nell’ascoltare quello che i consumatori dicono sul web a proposito dei marchi consumer. E i risultati sono interessanti: sebbene il 90% dei commenti su GoPro siano negativi, i consumatori sembrano continuare ad amare la GoPro: anche se le vendite colano a picco, il sentimento positivo verso il brand è del 96%, uno dei più alti in assoluto del mercato USA. Ma GoPro trova enormi difficoltà a trasformare questo patrimonio di consensi sul marchio in vendite accettabili. Perché?



article-0-1F49924100000578-369_634x952Una risposta la da lo stesso Woodman, il ceo di GoPro: “In parole semplici, GoPro deve diventare più moderna” ha detto. “Oggi, l’esperienza GoPro richiede lavoro all’utente per estrarre i file, editarli, montarli, condividerli. Dobbiamo dare agli utenti la stessa esperienza immediata dei cellulari” che come è noto permettono di mandare agli amici i filmati non appena ripresi. Inoltre, una volta sbarcata dai droni, la GoPro deve dimostrare di essere appetibile agli utenti “normali”, non solo ai supersportivi che si lanciano da aeroplani, fanno acrobazie in mountain bike, cavalcano cavalloni (o fanno saltare gli autovelox con le moto truccate).

La carta del software
GoPro non sa più dove sbattere la testa per cercare di risollevarsi da un trimestre che definire disastroso è un eufemismo. Il tentativo fuori tempo massimo di tagliare per la seconda volta il prezzo della piccola Hero 4 Session, mossa disperata tentata per salvare almeno la stagione natalizia appena trascorsanon è servito a nulla. Le vendite asfittiche erano, e asfittiche sono restate, pur passando dai 399 dollari del lancio ai 299 dollari del settembre 2015 fino ai 199 dollari del dicembre scorso, eppure è rimasta sugli scaffali. -50% sul listino in pochi mesi, cosa che si vede davvero di rado.

Il progetto Kama, cioè quello di fare un drone, per tornare in volo dopo che tutti l’han scaricata a terra, probabilmente procede, ma il fatto che non se ne sappia davvero nulla anche se ormai dovrebbero mancare pochi mesi al debutto non è un buon segno. E inoltre i giochi per aria sono abbastanza fatti, con DJI a dominare e Yuneec e Parrot a rincorrere, lo spazio per altri player non sembra molto ampio, anche se il nome GoPro sicuramente ha ancora molto da dire agli appassionati di video.

gopro-replay-spliceE allora GoPro investe, e molto, sul software. Una mossa che ci pare deboluccia: cosa avrà mai “GoPro for Desktop”, il software di editing per computer atteso per fine marzo, da aggiungere alle molte, apprezzate, stabili e potenti soluzioni freeware che usiamo tutti i giorni, o alle potentissime suite per professionisti che ormai sono diventate uno standard di fatto, come Adobe Premiere? GoPro lo sa benissimo, e allora  fa shopping nelle app di editing per smartphone, e spara le ultime cartucce annunciando l’acquisto di due app molto stimate, che più diverse di così non potrebbero essere: la francese Splice e la texana Replay. 

La prima prende immagini e filmati e li cuce insieme in piccole clip multimediali raffinate come ci si aspetta da una app parigina e snob. Una app-gioiello per stupire con poco lavoro, davvero un bijoux. la seconda invece è una app da cow boy, vero spirito texano, tutto potenza e forza: la scommessa, vinta, è quella di far stare in un cellulare la potenza di un vero sistema di editing completo da computer.

E’ probabilmente un primo passo verso la “telefoninizzazione” della GoPro vagheggiata da Woodman. Basterà? E soprattutto, una GoPro che sembra un telefonino, oltre al non telefonare, cosa avrà di meglio di un telefono? Resta da vedere anche quando cominceranno a dare profitti le ben più ambiziose partnership di GoPro per le riprese a 360 gradi, siglate con Alphabet (Google) e YouTube e quella con Twitter per lo streaming di immagini in tempo reale di Periscope. Sulla carta interessanti, ma non affrontano il nodo principale: droni a parte, per l’utenza di massa cosa fa GoPro che un telefonino non sappia fare, e persino meglio quando si tratta di condividere immagini?

Intanto quel che è certo è che nel suo sprofondare GoPro sta trascinando a fondo alche il suo maggior fornitore, Ambarella, che produce il chip video per la GoPro (un quarto dei profitti di Ambarella vengono dall’action cam californiana), che ha visto i profitti crollare del 71% nell’ultimo trimestre. E Ezviz, ultimo arrivato nel mercato ultrasaturo delle action cam (ne  abbiamo parlato qualche mese fa) ma con una lunga esperienza nelle camere ezda sorveglianza, settore destinato a convergere molto rapidamente con i droni, sfida GoPro sul suo stesso terreno con le nuove Ezviz Five e Five+.

Che sono finalmente a 4k, ma soprattutto più leggere e più piccole della Hero4, quindi potenzialmente più adatte ai droni, sempre che ci siano ancora sul mercato droni prosumer senza telecamera su cui montarle. In attesa della contromossa di GoPro, il lancio della futura Hero5, che dovrebbe essere una camera meno costosa e più connessa delle precedenti. Ma che per ora, insieme al Kama, resta nel mondo delle ipotesi e delle potenzialità, mentre la compagnia lentamente affonda.

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