E il drone giocattolo cinese diventò un SAPR. Tra archeologia ed edilizia

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Un po’ a sorpresa, nell’elenco degli operatori ENAC sono comparsi due droni giocattolo. Si tratta di esemplari del cinesissimo Syma X5C, piccolo quadricottero con motori a spazzole da 130 grammi, molto noto agli appassionati per il costo irrisorio, le prestazioni dignitose e anche perché non avendo nessun automatismo per la gestione di quota e rotta, ma solo accelerometri e giroscopi, richiede comunque un certo manico per farlo volare bene. Per meglio dire, tutti lo possono pilotare senza problemi, ci mancherebbe. Ma per farlo volare come si deve e fare riprese che non facciano venire il mal di mare allo spettatore, beh, ci vuole un po’ di esperienza.
E una giornata senza vento, visto che i droni giocattolo con il vento non se la cavano per nulla bene.

D’altro canto, se ci si può accontentare di quel che può fare la telecamera di bordo – o qualunque altra camera sufficientemente leggera per sostituire quella della scatola, davvero modesta – i Syma, così come tutti i quadricotteri “da autogrill”, sono già pronti per rispettare il regolamento ENAC, emendamento di Natale compreso: non si avvicinano nemmeno ai 60 km/h di velocità massima imposta dal codice, e nascono già con i famigerati paraeliche che hanno messo in crisi i droni da 300 grammi derivati da quadricotteri “veri”, come le versioni alleggerite dei BeBop Parrot.

Ma che si può fare con un Syma da 130 grammi e una modesta telecamera da 0,3 megapixel? Lo abbiamo chiesto a due operatori che l’hanno portato a ENAC, Gianluca Casagrande di Roma e Alessandro Rabito di Palermo.

gianluca-casagrandeGianluca Casagrande è Professore Associato di Geografia all’ Università Europea di Roma, e ci racconta che “La dichiarazione come SAPR del Syma rientra in un progetto di ricerca su cui stiamo lavorando con alcuni colleghi”. il campo dove il microbo cinese sarà impegnato è affascinante: “La ricognizione archeologica e la prospezione ravvicinata, con speciale riguardo ai landmark minori, spesso trascurati” ci dice il docente romano. Ma al momento altro non può aggiungere: “Si tratta di uno studio interno al nostro ateneo, senza alcuna finalità commerciale o di lavoro per conto terzi; né pensiamo che vi siano risvolti del genere in futuro. Al momento stiamo sviluppando la metodologia e non ho ancora risultati conclusivi da portare” ci dice Casagrande, ma – promette – appena i risultati ci saranno ci concederà un’altra intervista su DronEzine.

Rabito (a destra) riceve l'attestato di pilota remoto da Paolo Fallavollita dell'Aeroclub dell'Aquila

Alessandro Rabito (a destra) riceve l’attestato di pilota remoto da Paolo Fallavollita dell’Aeroclub dell’Aquila

Per il pilota siciliano Alessandro Rabito invece la molla della dichiarazione del Syma come SAPR non è dipeso dal fatto di poter sfruttare le sue caratteristiche di ultraleggero, e quindi volare in città senza troppa burocrazia, visto che – ci racconta – “Quando ho iniziato, un anno e mezzo fa, non esistevano ancora i droni sotto i tre etti, tant’è vero che ho regolarmente preso l’attestato a Palermo, attraverso i corsi dell’Aeroclub dell’Aquila, insieme a 11 colleghi, facendo anche la visita medica”.

Rabito ha usato il Syma anche per fare esperienza nelle dichiarazioni, portando avanti da solo tutta la fase sperimentale con ENAC e la creazione dei manuali. “Beh, insomma, un po’ complicata. Ma alla fine non ho avuto grandi difficoltà, forse proprio per il fatto che il Syma è leggerissimo e di pericoli non ne può costituire proprio”.

Ma a cosa può servire nel suo lavoro un drone così leggero?
“Premesso che la dichiarazione l’ho fatta più per interesse nel seguire il percorso che per lavoro. Ma poi ho approfondito, e ho visto che si possono fare molte cose, sempre che la legge non cambi in continuazione”.

Quali cose, in particolare?
“Io sono ingegnere. Il Syma può fare piccole cose, ma importanti. Ha una videocamera adeguata per certi lavori, senza eccessive limitazioni. Il controllo della tubazione di scarico di un tetto, per esempio. O la verifica dello stato di una facciata”.

Ma ci sono anche dei limiti, immaginiamo.
“L’unico vero grande limite è il vento” risponde. “Va bene per piccole cose. Ma le piccole cose sono importanti. Certo non si può fare termografia”,

In molti si chiedono come hai fatto a garantire la rispondenza al regolamento per un drone senza documentazione tecnica e senza altimetri né gps…

Posso aggiungere che è stato complesso predisporre la documentazione per l’enac. In particolare trovare i dati tecnici, considerato che non si trova nulla da nessuna parte. Allora ho smontato tutto. Con la lente d’ingrandimento ho rilevato i codici dei chip ed ho cercato le relative schede tecniche. Da questo ho ricavato le caratteristiche del drone. Per dare certezza all’altezza max di volo ho predisposto un cavo in nylon riavvolgibile su un mulinello da pesca motorizzato. Ho pilotato il mulinello con un secondo radiocomando indipendente da quello del drone. Il radiocomando a due velocità: bassa per tirare giù il drone lentamente mentre riprendere ad esempio una conduttura di scarico, l’altra veloce per il recupero rapido in caso di perdita di controllo. Il cavo peraltro garantisce non solo l’altezza max ma anche la zona di buffer. Insomma tutto il possibile per garantire quanto richiesto dalla prima stesura del regolamento. Oggi, con la seconda stesura, è tutto meno complicato. Ma essere pionieri ha sempre un costo: quello di dover affrontare e superare i problemi prima degli altri“.

E intanto Rabito sperimenta. Per esempio, l’inserimento di una doppia telecamera (vedi foto d’apertura) sul suo gioc… ehm, SAPR: due telecamere per fare stereografia, o per avere due punti di vista differenti nella stessa missione. magari con una telecamera sulla facciata e l’altra verso terra.

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