Di Sergio Barlocchetti
Una lettera della Direzione Centrale Regolazione Aerea di Enac, a firma dell’ingegner Fabio Nicolai e indirizzata ad alcuni club aeromodellistici, movimenta uno dei primi pomeriggi di vero caldo estivo. La potete leggere qui.
In pratica ENAC ci ricorda come le attività aeromodellistiche, che voglio ricordarlo per chi lo avesse nel frattempo dimenticato, sono uno hobby e al massimo uno sport, quindi ludiche per definizione, si possano effettuare in tre modi:
- nell’ambito di club o associazioni di aeromodellismo che hanno ricevuto l’autorizzazione dall’Autorità nazionale prevista dall’art.16 del Reg.(UE) 2019/947;
- da soggetti non operanti nell’ambito di club e associazioni, in zone geografiche speciali, definite dagli Stati membri in accordo all’art.15(2) del Reg.(UE) 2019/947, ove siano vigenti esenzioni da requisiti tecnici e/o operativi;
- e da chiunque voglia operare un aeromodello come UAS in categoria OPEN A3, nel rispetto di tutte le pertinenti condizioni fissate dal Regolamento sopra citato.
Se queste frasi, che volutamente ho citato abbreviandone l’estensione, fossero state lette da un appassionato di aeromodellismo soltanto dieci anni fa avrebbero provocato risate a crepapelle. Ma come, per giocare c’è bisogno dell’avvocato che ci spieghi normative addirittura internazionali?
Il punto è che quanto scritto nella CE2019/947 proprio non si riesce a digerire a causa del fatto che è logico pensare al modellismo come alla porta d’ingresso del mondo aerospaziale e agli aeromodelli come al possibile regalo di un genitore a un figlio, magari per la promozione appena conseguita. E in mancanza dell’associazione annuale a un club, che va pagata per intero, andare in collina o in campagna per i primi voli, magari anche per un pic-nic è diventato quasi illegale.
Sappiamo perfettamente che l’intento degli sciagurati legislatori era quello di arginare stormi di bolidi a turbina radiocomandati che sfrecciano a 300 km orari nello spazio aereo (dove?), agendo in nome della sicurezza, ma soprattutto evitare che qualche aeromodellista più bravo costruisse un modello usabile come un vero drone anche per lavorare di frodo. Fatto che comunque avrebbe il diritto riconosciuto del merito di aver dimostrato abilità tecniche, caratteristica umana che in Italia è ampiamente combattuta.
Il punto è che come già avviene in altri contesti questa visione ha distorto completamente la realtà e sta uccidendo l’aeromodellismo di primo livello, quello fatto di prove sotto casa, pochi successi e tanti pezzi da riparare, ma sostanzialmente di aeroplanini fatti di polistirolo o poco più.
Verrebbe da sillabare che in questo caso Easa sia stata l’Ente Asservito alla Soppressione dell’Aeromodellismo, e che Enac le sia andata dietro come Ente Nocivo all’Aeromodellismo Civile. Come non bastasse tutto questo, guarda caso, avviene proprio a pochi giorni dalle elezioni della presidenza dell’Aero Club d’Italia, con la sfida elettorale tra il ventennale regno di Giuseppe Leoni, professione architetto e senatore (Lega della prima ora), e la proposta di rinnovamento di Stefano Arcifa, che aeromodellista lo è stato per davvero e che poi nella vita fa l’avvocato. Lui qualche idea su come semplificare la vita agli appassionati ce l’ha davvero.
Sta di fatto che il nostro genitore, reo del regalo al figlio promosso, deve passare alcune serate a leggersi la norma europea e poi quella nazionale, oppure telefonare all’avvocato per ricevere la spiegazione sul da farsi, o per essere sicuro di aver capito la CE2019/947, Il Dpr n. 361 del 10/02/2000 e il D.Lgs. n. 242 del 23/07/1999 e le Circolari ATM-03/ATM-05 pubblicate in AIP ENR 5.5.3-1 che però scadranno il 01/01/2023. E non dimentichiamo il Qr code e l’assicurazione.
Oppure, per evitare un esame di giurisprudenza in età avanzata, prima di tutto dovrà pagare l’iscrizione annuale a un club aeromodellistico prima ancora di sapere se al pargolo piacerà quello sport, altrimenti trovare una delle misteriose zone autorizzate nel nostro territorio (qualcuno ne ha notizia?), oppure ancora issare la Jolly Rogers (è il nome della bandiera dei pirati) e rischiare un processo. Ed anche per i club la vita non è semplice, perché l’iter di accreditamento all’Aero Club d’Italia non è affatto banale né gratuito, implica la redazione di uno statuto associativo ben definito e il rispetto di regolamenti piuttosto complessi. Certo, apre le porte della federazione al Coni, ma questo non è certo l’obiettivo del neofita. E sono comunque ancora soldi da spendere. Conosciamo gli italiani. Temo di sapere già che cosa scriverò al proposito tra qualche anno.
Ciò che invece non riesco a spiegarmi è la mancanza di vergogna di chi certe cose arriva a concepirle.



