Qualcomm vuole scardinare il divieto di volare oltre l’orizzonte

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Dall’eliporto del grattacielo Qualcomm direttamente nelle aerovie dei caccia F-18. Qualcomm lancia la sfida alla FAA per scardinare il divieto per i droni di volare fuori dalla vista del pilota e aprire finalmente, una volta per tutte, il cielo al drone delivery

I grandi produttori di chip entrano sempre più convinti nel mondo dei droni. Intel con le sue coreografie volanti di droni luccicanti a Disneyland, Nokia che integra droni e aeroplani nello spazio aereo del Dubai, e ora Qualcomm che sfida la FAA dimostrando che droni e caccia bisonici possono tranquillamente condividere le stesse rotte e lo stesso spazio aereo.

f18-009Per lanciare la sua sfida, il più grande produttore al mondo di chip per cellulari parte da casa propria, il grattacielo Qualcomm a San Diego (California), che ha un eliporto sul tetto e soprattutto è all’interno di uno spazio aereo regolamentato gestito dai Marines della base di Miramar, ed è regolarmente sorvolato dai caccia della Marina statunitense. Cosa trovare di meglio per dimostrare una volta per tutte che i droni possono tranquillamente condividere le rotte dei jet senza venir risucchiati dalle turbine degli F-18?

upenn_qualcomm-1422644649413Proprio come se fosse un vero aeroplano, il drone (chiamato senza molta fantasia Qualcomm 1) prima del decollo riceve l’autorizzazione dalla torre di controllo dei Marines e viene controllato attraverso una rete cellulare di quinta generazione, con la quale almeno in teoria, se solo le batterie bastassero, potrebbe attraversare tutti gli Stati Uniti. Finora il Qualcomm 1 ha fatto 550 voli dimostrativi nella congestionatissima aerovia militare, raccogliendo i dati che  . almeno così si augura Qualcomm – dovrebbero convincere la FAA sulla fattibilità tecnica dei voli dei droni a lungo raggio anche negli spazi aerei regolamentati. “Se mettiamo insieme autonomia e connettività abbiamo a disposizione molti strumenti per garantire la sicurezza” dice il capo degli ingegneri che stanno portando avanti i test,   “Quando si considerano la sicurezza della gente a terra e quella degli aerei in volo, è solo una questione di ridondanza e meccanismi di fail safe. E I droni ormai sono abbastanza maturi per prendersi cura di sé stessi, grazie al volo automatico e ai sensori anticollisione. Se poi una batteria fa i capricci entra in gioco quella di backup che permette di atterrare in piena sicurezza, guardando anche che l’area scelta per toccare terra sia sgombra”.

height-182-no_border-width-320Inoltre, usare la rete cellulare pubblica per dirigere il drone consente di aumentare di molto la sicurezza e la trasparenza delle operazioni, dicono in Qualcomm. Ogni volo di drone è tracciato e riconosciuto, soprattutto quando entrano nelle città, dove la possibilità teorica di fare danni è più alta. Se un aeroporto, una piazza, un sindaco ha bisogno di creare una no-fly zone temporanea per qualsiasi ragione, basta che ne metta in rete le coordinate e i droni la eviteranno automaticamente. Tracciare i droni e renderli il più automatici possibile è una necessità ormai imprescindibile, se si considera che solo negli USA quest’anno sono stati venduti 2,2 milioni di droni per uso personale, dieci volte di più di quelli venduti nel 2013.

Ancora c’è qualche problema da risolvere, messo in evidenza dai 550 voli di prova del Qualcomm 1: ha avuto spiacevoli incontri ravvicinati con uno sciame di vespe e ha attirato l’attenzione di uccelli preoccupati di quello strano coso volante troppo vicino ai loro nidi, e si è visto che evitare un muro è facile, dribblare l’attacco di un uccello è molto meno semplice. “I gabbiani sono poco collaborativi” ammettono in Qualcomm, “c’è molto da lavorare sui sistemi di riconoscimento ed evitamento degli ostacoli”.

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