I piloti non sanno l’inglese. E hostess e steward sono anche peggio. Non solo in Italia

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Magra figura per gli operatori professionisti: livello di inglese a malapena sufficiente, a voler essere generosi. Peggio di tutti, piloti, hostess e steward, un po’ meglio i controllori di volo. la ricerca è di EF EPI-c 2016, indice mondiale relativo alla competenza linguistica delle aziende.

Lo studio è stato condotto testando un panel, più ampio rispetto all’edizione precedente del 2014, costituito da 510.000 persone testate, appartenenti a 2.078 Aziende in 40 Paesi del mondo. Il report differenzia i risultati relativi al livello di inglese dei partecipanti non solo in base al Paese di provenienza ma anche all’Industry di appartenenza: sono, infatti, 16 i settori su cui è stata condotta l’indagine.

I professionisti coinvolti, al momento del test, non erano iscritti ad alcun corso di inglese e i risultati della prova sono stati utilizzati esclusivamente al fine della redazione dell’Indice EF EPI-c. I dati ottenuti sono stati tradotti in un punteggio (punteggio EPI-c) indice del livello di conoscenza linguistica, che va da 0 a 100 e denota, secondo il Quadro comune europeo di riferimento per la conoscenza delle lingue (CEFR) i seguenti livelli: A1 (punteggio EPI-c 0-33), A2 (punteggio EPI-c 34-48), B1 (punteggio EPI-c 49-62), B2 (63-78), C1 (punteggio EPI-c 79-93) o C2 (punteggio EPI-c 94-100).

Se nel 2014 l’industry dell’aviazione si era attestata a un livello B1 con un punteggio di 50,56/100,  nel 2016 non si riscontrano miglioramenti dal punto di vista linguistico e il settore registra un 50,34. L’analisi intraziendale legata alla ricerca mostra inoltre che gli addetti al marketing e al controllo del traffico aereo sono, nel complesso, le figure più competenti, mentre piloti e assistenti di volo sono tra i meno preparati, con un livello di competenza al limite del B1 (49,06).

Nell’aviazione, l’inglese è d’obbligo per garantire una buona comunicazione, indispensabile per mantenere gli standard di sicurezza richiesti. Così, se da un lato è positivo che tutte le categorie del settore abbiano un livello di competenza B1, dall’altra è poco rassicurante che nessuno raggiunga livelli di eccellenza identificabili con un C1, che permette di esprimersi con naturalezza, precisione e pertinenza garantendo così una maggiore efficienza a vantaggio della sicurezza e della soddisfazione del cliente. Cristina Sarnacchiaro, Country Manager Italy di EF Corporate Solutions, commenta: “È sorprendente come gli assistenti di volo siano così poco performanti in lingua inglese, se si considera che a bordo di un aereo sono loro ad avere il contatto più diretto con i clienti e che dovrebbero, quindi, assicurare un livello che permetta loro di gestire situazioni ordinarie o di emergenza con la massima efficacia.”

(© immagine di Denis Raev)

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