DJI banna ampi territori in Siria e IRAQ contro i droni dell’Isis

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Senza clamore, il produttore cinese ha inserito grandi porzioni di Siria e IRAQ tra le no-fly zone in cui il software rifiuta di far volare il drone. Un tentativo di rendere più difficile all’ISIS usare i droni commerciali e hobbistici per realizzare attentati o per riprendere dall’alto i loro attacchi suicidi

Le no-fly zone sono state implementate in gran segreto a fine febbraio, tra il 25 e il 27, proprio quando le truppe irachene aiutate dagli Stati Uniti hanno tentato un’assalto alla parte ovest di Mosul, la “capitale” del Califfato. Resta da vedere quanto efficace possa essere questa protezione digitale, nata per tenere gli hobbysti lontana da aeroporti, carceri e zone interdette come per esempio la Casa Bianca, ma non è detto che l’ISIS non sia in grado di hackerarle. Inoltre, è noto che l’ISIS usa anche droni autocostruiti e aeromodelli per le azioni militari. Proprio usando droni autocostruiti è stato portato a segno uno degli attentati più eclatanti, in cui hanno perso la vita due soldati Peshmerga (curdi) e feriti gravemente due parà francesi. 

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