Dante, l’Inferno e i manuali ENAC per i droni

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di Sergio Barlocchetti
Chissà come Dante descriverebbe le operazioni specializzate con gli Apr, ma lo immagino più o meno così: “Nel mezzo dell’involo di nova batteria, mi ritrovai in una pratica Enac oscura…” Di certo avrebbe collocato i funzionari Enac nel primo girone infernale (quello degli impiegati statali), e metterebbe i consulenti riconosciuti in quello adiacente, dei furbacchioni.
Parliamo della redazione dei manuali, che all’italica maniera, come nel caso della dichiarazione dei redditi, dalla quale senza Caf o commercialista non si esce, pare divenuta una questione misteriosa.
Alla fine di una lezione teorica anche ben fatta – almeno a sentire gli allievi – al docente esce una frase infelice riguardante la pratica per diventare operatori riconosciuti: “Se te la facciamo noi, per 500 euro, sei sicuro di passare, perché c’è chi ha impiegato un anno e mezzo per farsi accettare i manuali.” Il discorsetto continuava con chicche notevoli: “Eh, bisogna saper scrivere un nome per l’APR che non sia il suo, ci sono dei trucchetti, il manuale di volo, quello delle operazioni…”
Cinque minuti dopo, l’allievo mi telefona per chiedere aiuto. Certamente si, ma non voglio 500 euro perché lo faccio per amicizia. Non che siano tanti, se si pensa che due manuali ben fatti portano via del tempo per essere redatti come si deve, e tolte le tasse rimane ben poco, ma perché trovo demenziale che non ci siano dei modelli standard ai quali rifarsi. E mi fa arrabbiare che il docente abbia omesso di dire – guarda caso – che da giugno decadono i consulenti Enac. Perché una cosa è l’imprenditorialità, ben altro è spremere ogni euro finché si può per fare una cosa che dovrebbe essere alla portata di tutti.
Purtroppo pare che in Italia sui manuali sia in essere un vero cartello, ma ciò non è vero per altre nazioni Easa e quindi basta fare una ricerca sul web per scaricare modelli ottimi già approvati da autorità aeronautiche, fascicoli che basta tradurre e rispettare nella consecuzione degli argomenti.
Riguardo il manuale delle operazioni è evidente che chi fa fotografia scriverà cose differenti da chi esegue lavori agricoli, tuttavia il buon senso è uguale per tutti e anche l’ambiente nel quale si vola e nel quale non si deve invece decollare.
Altra faccenda è il manuale di volo, che non può essere lo scarno manuale di istruzioni del drone (e questo è sbagliato), ma che non è certamente un mistero. Esistono regole internazionali per redigerli e anche standard ai quali rifarsi, dall‘ATA2200 all’ASTM. E anche qui vige il buon senso: inutile fare un libro come se si trattasse dell’Aicraft Flight Manual di un Boeing, perché non è il numero di pagine a rendere ben fatto un manuale che dovrebbe essere consultabile rapidamente in caso di bisogno, ma una struttura editoriale che alla quale l’aviazione è arrivata dopo 114 anni di morti. Niente tomi quindi, ma neppure cartelli: i manuali sono per tutti e tutti devono essere in grado di realizzare il loro guidati da un modello che rappresenti un minimo comune denominatore.
Dunque a voler essere corretti, è una delle cose che insegnerei a scuola di Sapr. Ricordiamo poi che Enac nella nota esplicativa ai fini dell’applicazione del regolamento indica il contenuto minimo obbligatorio del manuale operativo.
Non è poi tanto vero che ogni operatore è un caso così specifico da non avere punti in comune con altri, la maggioranza dei Sapr registrati per le operazioni non critiche e gli scenari nei quali si trova ad operare, nonché il profilo della missione che l’operatore vorrebbe eseguire (perdonate il termine profilo di missione, lo so, fa tanto Tropp Gun), sono molto simili nella tecnologia usata come nelle caratteristiche tecniche di massima, di conseguenza anche i manuali, seppure non identici, non potranno essere radicalmente differenti l’uno dall’altro. Facciamo una scommessa: prendiamo due operatori di multicottero 4X sotto i due chilogrammi e leggiamo i loro manuali. Chi non ha mai fatto copia e incolla scagli la prima elica.
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