Droni tra i Vulcani: a Stromboli e Napoli per testare i salvataggi con l’aiuto dell’Agenzia Spaziale Europea

I droni vengono sempre più spesso usati all’interno di operazioni di valutazione dei danni e SAR (ricerca e soccorso) in seguito a disastri ambientali e calamità naturali, situazioni in cui hanno ampiamente dimostrato di poter offrire un contributo rilevante e in grado di salvare delle vite. Ovviamente però la tecnologia offre ancora enormi margini di miglioramento, e così proseguono la ricerca e i test in tutto il mondo.

Tra questi, una delle sperimentazioni più rilevanti, anche per via dell’importanza degli attori in campo, è quella relativa al progetto Pathfinder (realizzato da un consorzio guidato da Sistematica S.P.A., con il Centro per la Protezione Civile dell’Università di Firenze, TOPView s.r.l, FondazioneLINKS Leading Innovation & Knowledge for Society, Politecnico Interdepartmental Centre for Service Robotics (POLITO) e ALPHA Consultants), supportato dal programma NAVISP (Navigation Innovation and Support Programme) dell’ESA (Agenzia Spaziale Europea), che esamina idee intelligenti sul futuro della navigazione.

All’interno di questo progetto, alcuni droni interconnessi si sono cimentati con un territorio vulcanico per valutarne l’impiego per la protezione civile. Lo scopo è stato quello di migliorare la consapevolezza della situazione per le squadre di soccorso, il personale e le risorse che vengono coinvolte in questo genere di interventi, attraverso l’uso combinato di una tecnologia denominata PNT (Positioning, Navigation, and Timing – posizionamento, navigazione e sincronizzazione), basata sulla navigazione satellitare, e tecnologie di comunicazione.

Le due campagne di test svolte finora hanno avuto luogo in location differenti ma con scenari simili, ossia prima il vulcano attivo dell’isola di Stromboli e poi la riserva naturale Cratere degli Astroni, in un cratere vulcanico vicino Napoli.

Il test allo Stromboli

La scelta per la campagna dimostrativa iniziale è ricaduta nell’area intorno al vulcano Stromboli, con i test che hanno avuto luogo sia sul mar Tirreno che circonda l’omonima isola, sia all’interno stesso del vulcano. Lo scopo era quello di verificare e convalidare la funzionalità complessiva del sistema, e in particolare:

  • creazione di un’infrastruttura di comunicazione indipendente in situazioni in cui quella esistente si rivelasse inaffidabile
  • valutazione dell’implementazione di sistemi di monitoraggio video e videosorveglianza in tempo reale e in tempo quasi reale per migliorare la comprensione di contesti e situazioni.

Diversi droni hanno monitorato l’area e fornito un’analisi approfondita degli eventi sismici registrati.

Il test vicino Napoli

La seconda tornata di test ha avuto luogo nella riserva naturale del Cratere degli Astroni vicino a Napoli (zona facente parte dell’area vulcanica dei Campi Flegrei) ed è stata incentrata sulla valutazione di casi d’uso alternativi per il sistema, come ad esempio il monitoraggio della flora e della fauna locali in situazioni di emergenza.

Siccome in caso di calamità è probabile che l’infrastruttura di comunicazione possa interrompersi, il test ha coinvolto un drone principale, collegato in tethering, avente ruolo di hub di comunicazione affidabile ed indipendente, che  ha supervisionato altri velivoli destinati alla raccolta di informazioni sulla posizione degli animali nel cratere.

Marco Nisi, responsabile del progetto presso l’azienda italiana Sistematica, ha spiegato che “In effetti, il drone principale funge da ‘pseudo satellite’ o ‘pseudolite’, perché fornisce dati di potenziamento per migliorare la precisione della navigazione satellitare all’interno della zona di test”.

“Inoltre, questo drone funge da punto d’accesso per il più ampio sistema di gestione dello spazio aereo dei veicoli aerei automatizzati, evitando qualsiasi potenziale conflitto con altro traffico aereo. Nel frattempo, un’unità di missione mobile separata o MMU (Mobile Mission Unit) viene utilizzata per la raccolta di tutti i dati acquisiti, consentendo di pianificare la missione per i droni interconnessi, oltre ad occuparsi del coordinamento e dell’esecuzione delle operazioni all’insegna dell’efficienza”.

In generale, i droni hanno dato ottime risposte nel monitoraggio di situazioni in rapida evoluzione, permettendo di dirigere la raccolta di campioni essenziali, come ad esempio i materiali espulsi dai vulcani. La loro presenza è determinante nel velocizzare in alcune attività fondamentali quali l’identificazione di persone in difficoltà e il dispiegamento dei soccorsi, e l’uso coordinato di ulteriori droni aerei, rover terrestri o perisno veicoli subacquei permette un’efficienza ancora maggiore nei momenti di crisi.

Fonte: esa.int

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