Lo Spark sarà l’ultimo tassello di DJI per il dominio del mercato dei droni?

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Fondata nell’ormai lontano 2006 da Frank Wang, l’azienda di Shenzen è da anni leader del mercato dei droni. E grazie allo Spark, DJI possiede adesso anche l’ultimo pezzo del puzzle per chiudere una volta per tutte i conti con la concorrenza.

Gli incredibili risultati ottenuti finora nel mercato dei droni non hanno esaurito nemmeno un briciolo del desiderio di conquista del gigante cinese, che nell’ultimo anno ha continuato a colpire la concorrenza a suon di nuovi e avanzati prodotti, con l’unico scopo di costringerla alla resa definitiva.

I competitor americani si sono fatti da parte fino a defilarsi (quasi) del tutto. Chris Anderson, ceo di 3DRobotics, ha abbandonato il campo già da tempo, mentre GoPro ha tentato fino all’ultimo di restare in partita col Karma, ma a che prezzo? Nel disperato tentativo di mantenere tempistiche e aspettative di qualità, il drone di GoPro è stato penalizzato da una falsa partenza con tanto di ritiro dal mercato, e il suo recente rentro nn ha convinto né tantomeno rallentato il declino dell’azienda californiana. A DJI è bastato anticipare l’annuncio dell’uscita del Mavic (poi effettivamente arrivato con grande ritardo) per far balzare agli occhi dei consumatori una differenza di caratteristiche e funzionalità da far impallidire i presunti rivali californiani.

Si diceva che a questo punto l’unica vera concorrenza potesse essere in patria, ma Xiaomi non è mai entrato veramente in partita, mentre Yuneec – nonostante gli sforzi – ha fatto la fine di Parrot ed è stato costretto ad accontentarsi delle briciole.

dji drone mavic proE dopo aver dato il colpo di grazia dato alla concorrenza nel mercato prosumer col Mavic a ottobre, DJI ha deciso di battere il ferro finché caldo e accelerare il tempi su tutti i fronti, piazzando prodotti di qualità negli altri settori di mercato. Così a febbraio è uscito Matrice 200, drone pensato per le ispezioni industriali, andato a far compagnia ad Agras, uscito a settembre 2016, che è un drone sviluppato per l’agricoltura.

L’unico settore nel quale ancora DJI non aveva messo lo zampino – o forse è il caso di parlare di zampone – era, fino a poco tempo fa, quello dei droni da selfie, perché in fondo l’azienda cinese non aveva interesse a creare un drone di fascia bassa, con caratteristiche e funzioni estremamente ridotte al fine di mantenere basso il prezzo. D’altronde, però, è anche vero che – stando a uno studio sul mercato americano dei droni – le vendite negli usa di droni compresi nella fascia di prezzo tra i 300 e i 500 dollari mostravano un tasso di crescita costante. Ecco allora che è arrivato lo Spark, che rappresenta l’ultimo fondamentale tassello della strategia DJI per il dominio del mercato dei droni.

Perché lo Spark è il soldato ideale per consegnare a DJI lo scettro del mercato dei droni

Il prezzo di lancio di 499 dollari, in teoria, non rende lo Spark un drone appetibile per chi vuole iniziare. Il segreto, però, è nell’incredibile quantità di funzioni avanzate ed automatiche presenti, che lo rendono semplicissimo da usare soprattutto per un principiante. Basti pensare alla semplicità di pilotaggio via smartphone, o meglio ancora alla possibilità di farlo decollare e fargli scattare foto grazie a dei semplici gesti con la mano.

Aggiungiamo alla ricetta una telecamera di qualità, di quelle che è impensabile trovare sui droni entry level, e una batteria che promette circa il doppio dei minuti di volo della quasi totalità dei droni giocattolo o da selfie, e il risultato è quasi scontato: se c’è un prodotto che può aprire a DJI le porte del mercato dei droni da selfie, quello è proprio lo Spark.

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