“Ho urtato un drone in atterraggio”, grida il pilota. Ma era un pipistrello

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Ennesima figura misera di un pilota di aerei da turismo australiano, che ha creato allarme affermando di aver urtato un drone in atterraggio all’aeroporto di Adelaide, in Australia. Dopo il sacchetto di plastica scambiato per drone da un equipaggio della British Airwais in atterraggio a Heathrow, che ha montato un caso per settimane sui giornali, il povero pipistrello mette ancora una volta sotto i riflettori l’impreparazione professionale e la superficialità dei colleghi manned, che non saprebbero distinguere un drone nemmeno se se lo trovassero nel piatto insieme alla minestra.

L’aereo ha riportato leggerissimi danni a un ala, e il pilota si è affrettato a denunciare una collisione con un drone, che vicino a un aeroporto non avrebbe mai potuto volare per legge e per buonsenso. Ma non era un drone, era un piistrello. Il povero mammifero, una volpe volante dalla testa grigia (Pteropus poliocephalus), un grosso pipistrellone diurno da un chilo, inoffensivo vista la dieta a base di fiori e frutta, non sapeva del pericolo e nell’urto si è talmente disintegrato che per identificalo gli scienziati del museo di storia naturale locale hanno dovuto ricorrere all’esame del DNA. Vista la denuncia del pilota si è subito attivata la ATSB, l’agenzia australiana per la sicurezza aerea, partita in forze contro la terribile minaccia del drone, ma quando si è reso evidente che era un pipistrello hanno fatto rapida marcia indietro e chiuso l’indagine. Già, i pipistrelli mica li puoi multare. E nemmeno chiedergli i danni.

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