I Droni DJI rivoluzionano la Ricerca sulla Biodiversità

Ancora una volta i droni DJI diventano protagonisti in applicazioni di grande importanza, portando una ventata di freschezza, condita da una ricca dose di efficienza, in un settore che non aspettava altro: stiamo parlando della ricerca scientifica e più nel dettaglio degli studi nell’ambito della biodiversità.

Il principale produttore di droni al mondo, infatti, ha scelto di collaborare con il prestigioso Environmental Robotics Lab dell’ETH di Zurigo e l’ONG Wilderness International, per lavorare a un progetto pilota che prevede l’estrazione di DNA ambientale.

Il progetto, partito a marzo di quest’anno, conta sul contributo dei droni Matrice di DJI, equipaggiati con un particolare braccio robotico (sviluppato dall’ETH di Zurigo) che serve a raccogliere campioni di eDNA direttamente dalle cime degli alberi, in zone che sono ricche di biodiversità ma al tempo stesso presentano anche enormi difficoltà di accesso (pensiamo ad esempio alla foresta amazzonica).

Video: Droni DJI Matrice per raccogliere campioni di biodiversità

Con i droni, invece, queste aree possono essere raggiunte ed esaminate in maniera veloce, economica e con un impatto minimo sull’ambiente, raccogliendo per i ricercatori i campioni adatti per identificare le varie specie presenti in specifiche località, analizzando le tracce di DNA lasciate dagli organismi viventi. Tale approccio è di fondamentale importanza per lo studio degli ecosistemi negli strati superiori delle foreste pluviali, habitat densi di vita dove si stima risieda tra il 60% e il 90% delle specie mondiali, ma al tempo stesso zone storicamente trascurate dalla ricerca a causa di sfide logistiche.

Fino a questo momento, il team ha raccolto 36 campioni da 3 differenti aree della foresta pluviale peruviana, salvaguardate dall’ONG Wilderness International. L’analisi di questi campioni sta fornendo insight preziosi sulla complessità della vita in queste aree, rafforzando l’impegno di Wilderness International nella protezione di questi ecosistemi vitali. Per maggiori informazioni sulla ricerca, trovate su questa pagina lo studio pubblicato su Science.org.

Kai Andersch, CEO di Wilderness International, ha sottolineato l’importanza rivoluzionaria di questa metodologia nel lavoro di conservazione, evidenziando come l’approccio basato sulla raccolta e analisi di eDNA tramite droni non solo migliorerà il monitoraggio delle aree già protette ma aprirà anche la strada all’identificazione e alla protezione di nuove aree di conservazione in modo più efficace.

Prossimo obiettivo: il Canada

Wilderness International guarda con ottimismo verso l’espansione di questa tecnica nelle aree protette del Canada, un territorio dove i dati sulla biodiversità sono ancora carenti. La potenziale applicazione globale di questa metodologia promette di far luce su numerose questioni irrisolte nel campo della ricerca sulla biodiversità internazionale, offrendo nuove strade per la conservazione del nostro pianeta.

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