All’Università del Montana una nuova ricerca sta mostrando come i droni possano diventare uno strumento efficace per ridurre i conflitti tra esseri umani e fauna selvatica. Questa tecnologia non resta nei laboratori, ma che è già stata adottata anche dal Montana Fish, Wildlife and Parks (FWP).
Dai grizzly alle case: un uso pratico dei droni
Wesley Sarmento, dottorando all’Università del Montana ed ex specialista nella gestione degli orsi per FWP a Conrad, ha sperimentato direttamente l’utilità dei droni. «Li usavo per allontanare i grizzly da persone e bestiame. Se un orso si avvicinava a una città o a delle abitazioni, facevo decollare il drone e lo spingevo a cambiare direzione», racconta.
Vale la pena dare anche un’occhiata a questo servizio del canale Youtube dell’emittente NBC Montana per vedere con i nostri occhi come i droni sono efficaci nel compito di allontanare gli orsi.
Avevamo già parlato di queste strategie in questo articolo su come i droni venivano usati per tenere gli orsi lontani dalle case.
Sebbene la ricerca di Sarmento non approfondisca le ragioni scientifiche di questa efficacia, il ricercatore propone alcune ipotesi: il rumore dei droni, simile a uno sciame d’api, potrebbe richiamare un’associazione negativa per gli orsi; la somiglianza con il comportamento degli uccelli che li attaccano per difendere i nidi; oppure semplicemente l’impatto visivo di un oggetto sconosciuto in volo.
Perché i droni sono più precisi dei metodi tradizionali
Rispetto a cani da guardia, fucili caricati con deterrenti non letali o camion, i droni offrono vantaggi significativi. I cani hanno un raggio d’azione limitato e tendono a inseguire qualsiasi animale, con conseguenze indesiderate. I camion e i fucili, invece, sono ostacolati da terreni difficili o barriere naturali.
Con i droni, invece, è possibile indirizzare con precisione gli animali, e grazie alle camere termiche diventa anche più semplice individuarli rispetto a chi li osserva da un veicolo. «Lo chiamo infilare il filo nella cruna dell’ago – spiega Sarmento – perché permette di guidare l’orso tra le case senza rischiare di spingerlo in un altro cortile».
Verso l’autonomia e nuovi scenari applicativi
Il futuro apre prospettive ancora più avanzate. Bart Bauer, vicedirettore dell’Autonomous Aerial Systems Office dell’università, ricorda che già oggi i droni possono volare in autonomia su rotte preimpostate e, grazie al machine learning, potranno riconoscere e seguire obiettivi specifici.
Le applicazioni non si fermano ai grizzly. In altri Paesi, droni simili potrebbero aiutare a gestire conflitti con elefanti o tigri. Non solo: in Montana, quest’autunno saranno impiegati anche per i “prescribed burns”, incendi controllati a fini ecologici.
Il programma di ricerca punta ora a ottenere nuovi finanziamenti per sviluppare ulteriormente queste soluzioni innovative.




