Fine anno, tempo di bilanci. Come è andato l’anno che ci lasciamo alle spalle?
Pur senza eventi eclatanti o rivoluzioni tecniche o normative, il 2025 è stato un anno chiave per il settore dei droni civili (e più in generale UAS/UAV), con progressi significativi da vari punti di vista: regolamentazione, mercato, tecnologia, applicazioni. Progressi, appunto, non salti in avanti o stravolgimenti.
Il mercato si conferma in crescita, almeno secondo il Global Civil Drone Industry Trends Analysis Report 2025: a livello globale, il mercato dei droni civili/commerciali nel 2025 ha registrato un valore di 4.234,6 milioni di dollari.
In Italia il settore “droni + mobilità aerea avanzata (AAM)” raggiunge nel 2025 un valore stimato di quasi 600 milioni di euro, segnando un +19% rispetto al 2024: sarà mica la volta buona che il mercato italiano smette finalmente di sperimentare e comincia a consolidarsi con modelli di business reali e filiere più mature? Riusciremo a vedere il magico momento del passaggio da eterna fase sperimentale a quella operativa industriale?
Qualche segnale incoraggiante nel 2025 l’abbiamo anche visto, tutto sommato: per esempio nel Drones Beyond 2025 di Bari, organizzato dal Distretto Tecnologico Aerospaziale (DTA) poche settimane fa, che è stato un momento di confronto europeo dove si è discusso su come far “decollare” i servizi aerei innovativi (IAS), con operatori, istituzioni, aziende e utenti finali.
Ok, sempre chiacchiere, ma almeno qualcosa si muove. Il focus dell’evento è stato proprio sulla transizione “dalla sperimentazione all’operatività reale”: uso concreto dei droni civili per logistica, monitoraggio infrastrutturale, servizi industriali, sanitari, agro-ambientali. Almeno se ne parla, nel 2026 speriamo di vedere anche i fatti.
Magari a cominciare proprio dall’agricoltura. L’Italia nel 2025 ha avviato sperimentazioni normative che permettono l’uso di droni anche per trattamenti fitosanitari di irrorazione aerea, che rompe un tabù (nel nostro paese i trattamenti aerei con fitofarmaci sono vietati) ampliando le applicazioni rispetto al semplice monitoraggio o lotta biologica ai parassiti. Sperimentazioni, ok, ma intanto si è volato e fatto esperienza.
A voler essere ottimisti, si potrebbe pensare che il 2025 segna una transizione strutturale: non più solo “droni da hobby” o “progetti pilota”, ma un settore con numeri economici veri, con un ecosistema compiuto (produttori, software, servizi, regolatori), con applicazioni concrete (logistica, agricoltura, costruzioni, mobilità), e con visione nel medio-lungo periodo (air-taxi, cargo drone, AAM), che però continuano a essere un miraggio, con i droni di Amazon che continuano a sbattere contro cavi più che portare pacchetti.
E visti i tempi di guerra che stiamo vivendo, non sorprende che gli investimenti vadano più sul settore militare che su quello civile: solo una piccola parte degli UAV prodotti a livello globale risulta effettivamente “civile/commerciale”: la gran parte resta in ambito militare o dual-use, avvisa Research Gate.
In sintesi, la tecnologia e la normativa ha raggiunto un livello di maturità che consente applicazioni concrete e diversificate, non più confinata a “uso hobbistico/ricreativo” o “demo”, ma a servizi reali e utili. Ora bisogna avere il coraggio di crederci davvero.



