Sappiamo che già da qualche tempo, in alcune parti del mondo, i droni vengono utilizzati anche per controllare il traffico. Si tratta in effetti di pochi casi concreti, ma la possibilità che in futuro gli UAS si occupino in pianta stabile del traffico non è da escludersi.
Al momento il loro impiego a tempo pieno è limitato da dubbi di natura tecnica, ad esempio l’autonomia di volo limitata o la capacità o meno di resistere a condizioni meteo avverse di varia intensità, e di natura normativa, per quanto concerne ad esempio la privacy, ma a queste valutazioni si è aggiunta di recente anche un’altra faccenda, che merita di essere approfondita.
Non è che i droni, con la loro stessa presenza, possono finire per distrarre gli automobilisti alla guida, creando una sorta di corto circuito nell’intento di garantire una maggiore attenzione e sicurezza alla guida?
La domanda è lecita, soprattutto dopo quanto accaduto nella città canadese di Kingston.
In base a quanto riporta CBC Canada, infatti, una recente operazione di polizia ha fatto discutere ben oltre i confini locali. Il motivo? Secondo alcune contestazioni, proprio il drone utilizzato per individuare gli automobilisti distratti avrebbe finito per creare quella stessa distrazione che voleva sanzionare.
Tecnologia in azione: il drone della Traffic Safety Unit
Nel maggio 2025, la Traffic Safety Unit della polizia di Kingston, in Ontario, ha impiegato un drone DJI Matrice 300 per monitorare i comportamenti degli automobilisti.
Con l’autorizzazione di Nav Canada, l’operatore del drone sorvolava le strade trasmettendo agli agenti a terra le segnalazioni di veicoli in cui veniva osservato l’uso del cellulare o altre forme di distrazione alla guida, e a quel punto le pattuglie fermavano l’auto e procedevano con il verbale.
Durante la giornata di controlli sono state emesse circa 20 multe per guida distratta, con sanzioni che potevano includere penalità economiche, punti sulla patente e possibili sospensioni. Un grande successo? Niente affatto. E infatti l’operazione non è stata replicata.
Il caso Esseltine e le accuse di violazione della privacy
A rendere il caso “di richiamo internazionale” è stata la vicenda di Laurie Esseltine, multata dopo aver scattato fotografie a un drone che sorvolava la sua auto.
In sostanza, il drone ha dimostrato di essere non solo un valido controllore dell’attenzione degli automobilisti, ma paradossalmente anche un’ottima fonte di distrazione.
Inoltre, secondo alcune organizzazioni come la Canadian Constitution Foundation, osservare e registrare comportamenti all’interno di un veicolo tramite drone potrebbe configurare una perquisizione e un sequestro irragionevole, in violazione della sezione 8 della Charter of Rights and Freedoms canadese, che tutela la privacy contro intrusioni ingiustificate da parte del governo.
Insomma, come spesso accade la tecnologia viaggia talmente veloce che finisce per essere troppo avanti rispetto all’abitudine di chi la usa (o di chi in questo caso la subisce) e persino delle stesse normative. Risultato? Alcuni procedimenti sono stati ritirati o archiviati senza spiegazioni dettagliate.




