Drone trecentino: meglio partire dal Parrot BeBop o dal DJI Spark?

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Trasformare un drone prosumer da supermercato in un SAPR inoffensivo sotto i 300 grammi dà dei vantaggi enormi: registrandosi a ENAC come operatori, senza bisogno del patentino,  si può volare anche in città, nelle CTR aeropotuali, sorvolare le persone (non la folla)  e soprattutto lavorare senza scuola e senza attestato di pilota remoto: un ottimo modo per iniziare a farsi le ossa e sperimentare, per vedere se davvero la professione di pilota di droni fa per noi. Purtroppo non esistono sul mercato droni di qualità già pronti all’uso come trecentino. Qual è la base migliore da kittare e trasformare, con un colpo di bacchetta magica burocratica, da giocattolo sofisticato a aeromobile professionale? Abbiamo chiesto il parere di Sandro Russello, che modifIca tutti e due e se ne intende assai.

In tre mesi, dall’arrivo sul mercato del DJI Spark, i trecentini sono diventati più una mania che una moda: ormai più della metà dei nuovi operatori di SAPR (i SAPR sono i droni usati per lavoro) usa dei trecentini, che non richiedono “patentino”, ma solo la registrazione a ENAC come operatori e l’assicurazione aeronautica come SAPR inoffensivi (che costa 200 euro all’anno, contro i 30 di una polizza per aeromodelli, assolutamente vietata per l’uso dei SAPR, trecentini o no non importa). Tra agosto e ottobre quasi 400 nuovi operatori hanno terminato le pratiche ENAC e volano per lavoro o per divertimento anche in città, anche sulla gente (non in assembramento) senza patentino. Ma da dove partire per unirsi a loro?

Un SAPR non è un aeromodello, fatta la scelta non si torna indietro

La trasformazione di un drone in un SAPR non è banale, non è solo una questione di pesi, paraeliche e velocità: per poter essere considerato inoffensivo, il nostro SAPR deve pesare meno di tre etti, paraeliche obbligatori compresi: ok, questo è facile, tutto sommato. Deve volare a meno di 60 km/h, e anche questo non è un problema, almeno non per un multicottero mentre può diventarlo per un ala fissa. E deve essere riconosciuto da ENAC come SAPR, e questa è la parte più difficile del gioco.
Il riconoscimento ENAC richiede la redazione di manuali aeronautici, che non c’entrano assolutamente niente con il libretto di istruzioni del produttore, ma si tratta di documenti che vanno fatti in modo professionale e conoscendo i principi della documentazione aeronautica: chi vende i kit di trasformazione di solito li offre nel pacchetto, farli da soli è possibile ma impegnativo. Inoltre, il riconoscimento ENAC costa poco meno di cento euro, e l’assicurazione 200 euro all’anno.

 

Trecentizzare un giocattolo? Possibile, ma non consigliabile

Tutto ciò rende possibile in teoria, ma molto poco consigliabile, usare come trecentino un qualunque drone giocattolo comprato in autogrill. Serve un drone affidabile, potente, robusto e con tutti i ricambi disponibili, visto che dovrà durare il più a lungo possibile, dopo di che una volta finita la sua vita operativa bisogna ricominciare daccapo tutta la trafila.
I piccoli droni  giocattolo di solito hanno motori a spazzole, molto meno affidabili e dalla durata molto inferiore ai brushless dei droni prosumer: oltretutto, i motori a spazzole possono bruciarsi in ogni momento senza preavviso, mentre è molto raro che ciò accada a un brushless.  Inoltre serve qualità: con il trecentino possiamo, è vero, volare in città (occhio che talvolta servono dei permessi, sia aeronautici sia delle autorità locali) e perfino sulle persone (non sugli assembramenti), ma la responsabilità è sempre nostra. Un trecentino sarà anche legalmente inoffensivo, ma le eliche tagliano, e se fuori controllo può finire su una strada e investire una moto o un auto spaventando il conducente e causando incidenti. Per un aeromodello, che deve volare dove non c’è gente non è un gran problema, per un trecentino, che può anche sorvolare le persone, l’affidabilità è cruciale.

Un giocattolino Syma trasformato in trecentino nel marzo 2016: più uno studio di fattibilità che una possibilità concreta

Quindi ci vuole un drone con un ottimo link radio e stabile anche in condizioni di vento, che è il grande nemico di tutti i trecentini. e soprattutto in città, dove traffico e palazzi rendono il microclima particolarmente caotico, la raffica al momento sbagliato può sempre capitare. E anche un software completo di telemetria che ci possa dare le altezze di volo e le distanze, visto che per legge siamo obbligati a rispettarle, e i droni giocattolo non avendo il GPS non ci possono aiutare. Ciò non toglie che ai pionieristici inizi del movimento trecentista qualcuno non l’abbia fatto, trasformando in trecentino il simpatico giocattolino Syma: ma era più un esercizio teorico di fattibilità che un vero drone da usare per lavoro.

I due big: Parrot e DJI

In blu ii SAPR inoffensivi, in rosso tutti gli altri (valori in % sulle dichiarazioni a ENAC)

Nella pratica, la stragrande maggioranza, anzi, la quasi totalità  dei droni inoffensivi si riducono a due soli contendenti: i Parrot BeBop e i DJI Spark. I BeBop hanno in pratica aperto la strada ai trecentini in Italia, con le prime, pionieristiche trasformazioni già a metà 2016. Sembra passato un secolo, ma non sono nemmeno due anni. Gli Spark dal canto loro hanno portato il movimento dei trecentini da una piccola nicchia a un fenomeno di massa, facendone esplodere la popolarità grazie all’indubbio richiamo del marchio DJI. Basta vedere il grafico: i trecentini ci sono da quasi due anni, ma è stato solo da che lo Spark è arrivato sul mercato che il fenomeno è esploso.  Ma a parte la fedeltà di marca, l’indubbio favore di cui gode DJI e la (meritata) stima che gli utenti hanno per i multicotteri cinesi, andando sui contenuti tecnici cos’è meglio trasformare in trecentino, il francesino o il cinesino? Per scoprirlo ci siamo fatti aiutare anche da Sandro Russello, ceo di Fly To Discover (FTD), che trasforma entrambi i quadricotteri e quindi chi meglio di lui può spiegarci i pregi e i difetti di entrambe le piattaforme? Ecco il suo parere in video:

Nei pesi vince lo Spark, nei costi anche. Ma è (quasi) un pareggio

Super300, il trecentino FTD derivato dal BeBop 2

Così come escono dalla scatola, i BeBop e gli Spark sono troppo pesanti per poter diventare trecentini. Lo Spark parte avvantaggiato, da limare ci sono poco più di 50 grammi, mentre il quadricottero francese pesa circa mezzo chilo e quindi da togliere c’è davvero tanto. Sandro Russello ci rivela che ci sono voluti mesi di prove e lavoro in laboratorio per arrivare a far dimagrire il BeBop2 fino a renderlo trecentino. Invece per “trecentizzare” lo Spark basta sostituire paraeliche e capottina, una cosa alla portata di chiunque, ci sono anche online i file per stamparli da soli con una stampante 3D. Di conseguenza, il costo dei kit è molto diverso: manuali ENAC compresi, “trecentizzare” il BeBop2 costa 649 euro, a cui si deve aggiungere 499 euro per il drone. Mentre con lo Spark ce la caviamo con 999 euro, 199 per il kit e 800 per la macchina. A conti fatti la differenza è di circa 150 euro in favore del cinesino, ma sostanzialmente siamo pari, non sarà sul prezzo che sarà bene basare la scelta.

Per l’estetica, stravince lo Spark

Parrot BeBop2 trecentizzato

In FTD curano molto l’estetica, ma c’è poco da fare: le trasformazioni per “trecentizzare” il BeBop 2 anche se accurate e con un occhio di riguardo per l’estetica finale sono talmente radicali che a uscirne è una macchina inevitabilmente sgraziata, dall’aspetto piuttosto accrocchiato e (solo apparentemente) provvisorio. Peccato, perché di suo il quadricottero francese è molto bello e affusolato, ma dimagrire per la prova costum… ehm, bilancia non gli fa bene per niente. Insomma, il BeBop2 anoressico è brutto, e ci si può fare poco. Se l’occhio vuole la  sua parte, qui siamo al pugno in un occhio. Ouch.
Invece con la cura dimagrante lo Spark FTD non solo mantiene tutta l’eleganza del design originale, ma anzi ne guadagna, grazie ai sapienti innesti di colore anche sulla radio. Non c’è storia, se a guidare la nostra scelta è l’eleganza, Spark senza dubbio.

Spark trecentizzato

Per la telecamera, vince il BeBop 2

Il gimbal dello Spark

Sia lo Spark sia il BeBop usano camere frontali da 1920x1080p, e cioè Full HD. Ma la similitudine finisce qui: se lo Spark ha un ottimo gimbal , che è un gioiello di miniaturizzazione, nel francese BeBop 2 non c’è gimbal, la stabilizzazione delle immagini e il cambiamento del punto di vista della camera (pan e tilt) sono tutte digitali. Così il BeBop 2 può fare riprese che lo Spark non può fare, per esempio verso l’alto, cosa importante per chi fa per dire ispezioni sottotetto. Russello ci fa notare che in questo caso la qualità scende, essendo ai limiti del campo visivo della camera francese, ma è comunque meglio che niente. Inoltre il BeBop può volendo fare foto a 360° e immagini fisse RAV a 14 megapixel, un po’ di più di quello che può fare lo Spark, che si ferma a 12 megapixel e niente 360° (almeno sino ad oggi, giorno in cui è uscita una modifica al firmware che fa proprio le foto sferiche).

Niente Geofencing, punto a favore del BeBop 2

La politica di DJI nei confronti dei furbetti che volano dove non dovrebbero si fa sempre più rigida, e il geofencing impedisce il decollo in diverse aree, specialmente vicino agli aeroporti. Il che è una buona cosa per l’uso ricreativo, ma può diventare un limite pesante e ingiustificato per un trecentino: ricordiamoci che i trecentini sono SAPR, non aeromodelli, e con le dovute autorizzazioni possono volare ovunque, anche al centro di un aeroporto se abbiamo il Notam per farlo. Con il BeBop per volare dove è proibito ci bastano le autorizzazioni aeronautiche, con lo Spark dobbiamo chiedere anche il permesso a DJI. Il che non va bene, non va bene per niente.

Qualità di volo, vince (e convince) lo Spark

La leggendaria stabilità e precisione di volo dello Spark si sente anche nel confronto tra le macchine “kittate”. Certo, la qualità di volo è anche un parametro soggettivo, quindi ci affidiamo una volta di più all’esperienza di Sandro Russello, e il suo parere fa pendere la bilancia in favore del cinesino. Ma la vittoria è di misura, anche il BeBop 2 ha un comportamento in volo sincero e sicuro. C’è un però:  la sensoristica dello Spark è molto più avanzata, anche se non sempre pienamente sfruttabile per un Sapr, è difficile pensare di fare una operazione specializzata comandando a gesti il drone, ma si può fare. E i sensori anticollisione danno la spinta definitiva a convincerci che per quanto riguarda le doti di volo, il punto va – meritatissimo – allo Spark.

Autonomia, stravince lo Spark

L’autonomia è il tallone d’Achille di tutti i multicotteri, e la trasformazione in trecentino penalizza il quadricottero francese. Per farlo dimagrire è indispensabile lavorare sulla batteria, mettendone una più piccola e leggera, così l’autonomia precipita: 12 minuti in hovering, nemmeno 10 in volato. Davvero pochino. Invece la cura dimagrante fa bene allo Spark, che potendo mantenere la batteria standard ma essendo più leggero, anche se di poco, dal modello base supera il quarto d’ora sia in volato sia in hovering. insomma, il 50% in più rispetto al concorrente francese, davvero mica noccioline.

Volo automatico, stravince il BeBop 2

Il drone francese è compatibile con Pix4D Caputre, il più diffuso software di volo automatico sul mercato. Lo spark, almeno per il momento, no. Quindi la vittoria del BeBop 2 è nettissima, per abbandono dell’avversario. Per applicazioni come l’aerofotogrammetria in ambito urbano e la ricostruzione 3D il volo automatico è semplicemente fondamentale (anche se per la verità Sandro Russello ha fatto un importante lavoro di aerofotogrammetria scientifica sul Colosseo, usando gli Spark e quindi pilotando a occhio), così come per tante applicazioni fotografiche, peniamo per esempio a una lunga carrellata dove bisogna con precisione arrivare a un certo punto prefissato.
Entrambi i contendenti hanno la funzione di auto landing se la batteria scarseggia e il return to home.

Link radio, un pareggio tra realtà e falsi miti

E’ assolutamente vero che i primi Spark avevano qualche problema con il link radio, ma – sia pure non ammettendo mai di avere avuto dei bug – DJI ci ha messo una pezza e adesso la robustezza del link radio del microbo cinese è del tutto paragonabile a quella del francese, che viene normalmente accreditato su social e forum di un ottimo link, ma qualche volta va in crisi anche lui. D’altronde non c’è da stupirsi, entrambi usano un WiFi potenziato. A fare pendere un poco la bilancia dalla parte del BeBop c’è il fatto che possiamo far credere alla radio di essere negli USA e quindi usare una potenza illegale in Europa, ehi, ma questo è barare, e non si fa. Il raggio d’azione dichiarato è di 2 km tanto per lo Spark quanto per il Parrot, ma tanto a noi basta che facciano i 500 metri canonici che è il raggio massimo ammesso per i SAPR in Italia. E tutti e due non hanno problemi a raggiungerlo, anche se – come sempre – tutto dipende dalla qualità dello spettro e dagli ostacoli nel luogo dove dobbiamo volare. E anche da quante radio WiFi sono accese contemporaneamente.

Vuoi investire in un trecentino? Non lesinare sulla formazione!

A proposito di cominciare a lavorare, per chi vuole buttarsi nell’arena con un investimento davvero minimo, e ancora non se la sente di affrontare una scuola di volo per piloti professionisti ma vuole comunque guadagnare legalmente con il drone, DronEzine lancia l’iniziativa “IoVoloTrecentino“, mini corsi per i tanti aeromodellisti e fotografi che vogliono poter lavorare con il drone anche in città senza patentino, in modo del tutto legale, utilizzando un drone inoffensivo sotto i 300 grammi (art. 12 comma 5 reg. Enac). Questi mini corsi si fanno in giornata, costano pochissimo ma danno tutti gli strumenti culturali per entrare con successo nel mondo del lavoro dall’alto. E poi, magari, ci si prende gusto, si prende un drone più grande e si fa il “patentino”.
Molte scuole scontano il costo dell’attestato  a chi ha fatto il corso per trecentini, quindi è anche un buon investimento per il futuro. Le sedi sono tante e ben distribuite sul territorio, non ci sono scuse per poi dover dire “non lo sapevo” a frittata fatta, neh?

E quindi cos’è meglio? Spark o BeBop 2?

Come sempre nella vita non c’è mai una risposta univoca. La scelta è una questione di gusti, di necessità individuali, di scelte. Il mercato sta massicciamente premiando lo Spark, che è infinitamente più “trecentizzato” del collega francese. Ma c’è chi del BeBop 2 trecentino non può fare a meno, vuoi perché deve guardare verso l’alto, vuoi perché senza volo automatico non porterebbe a casa il risultato. Insomma, anche a voler essere razionali per forza non si può in nessun modo dire che una macchina sia indiscutibilmente meglio dell’altra, ognuna ha i suoi pregi e i suoi difetti: per aiutarti nella scelta, li riassumiamo in questa tabella. Buona scelta, e buoni voli in città, sulla gente e nelle CTR (ma prima impara come si fa, ok? Promesso?)

BeBop2

Spark

Costi e pesi

Camera


Geofencing

Qualità di volo

Autonomia

Volo automatico

Link radio


Estetica

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