Riprese fatte con i droni sopra edifici di interesse culturali

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L’avvocato Francesco Paolo Ballirano risponde ai dubbi dei lettori. Oggi ci occupiamo del quesito di un lettore che vuole chiarimenti sulla registrazione a ENAC come operatore.
Ricordiamo che solo gli associati possono porre le loro questioni al legale, e le domande di interesse generale verranno pubblicate.
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Devo sorvolare vari edifici storici di interesse culturale e fare filmati e foto trattasi di operazione non critica, scenario standard, posti isolato, zero rischi. Quali sono gli step da seguire nel caso si tratti di bene culturale?
Sono partito dalla stupenda Certosa di Pavia.. Mi hanno risposto che per questo tipo di richieste loro non potevano fare nulla in quanto è un area demaniale (dipende dal demanio di Milano) e che avrei dovuto sentire il demanio di Milano.

 

Ai sensi degli artt. 822 e 824 cod.civ., i beni culturali appartenenti allo Stato, alle regioni ed agli altri enti pubblici territoriali sono dichiarati beni demaniali.
Ne consegue, pertanto, che le riprese video di luoghi di interesse pubblico situati nel territorio italiano, pur appartenenti, come ogni bene, al demanio statale sono di competenza del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo.
Per quanto riguarda il caso specifico, l’ente effettivamente competente ad autorizzare le riprese (dietro il pagamento di apposita tariffa) risulta essere la Direzione territoriale del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, ossia la Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per le provincie di Como, Lecco, Monza e Brianza, Pavia, Sondrio e Varese a cui appare opportuno rivolgersi (di seguito link: http://www.soprintendenzalombardiaoccidentale.beniculturali.it/).
Ai sensi degli artt. 106-108 del D.lgs. 42 del 22 gennaio 2004 (Codice dei beni culturali e del paesaggio) oltre alla domanda di autorizzazione, da presentarsi 15 giorni prima delle riprese, sono dovuti anche i canoni di concessione e i corrispettivi connessi alle riproduzione di beni culturali, determinati dal Soprintendente in relazione a mezzi e modalità di esecuzione delle riproduzioni, al tipo, uso e destinazione delle riproduzioni nonché ai benefici economici che ne derivano al richiedente e vanno corrisposti in via anticipata.
Ad ogni modo sono in ogni caso libere, le attività svolte senza scopo di lucro, per finalità di studio, ricerca, libera manifestazione del pensiero o espressione creativa, promozione della conoscenza del patrimonio culturale, la riproduzione di beni archeologici attuata con modalità che non comportino alcun contatto fisico con il bene, né l’esposizione dello stesso a sorgenti luminose, né, all’interno degli istituti della cultura, nonchè l’uso di stativi o treppiedi e la divulgazione con qualsiasi mezzo delle immagini di beni culturali, acquisite, in modo da non poter essere ulteriormente riprodotte a scopo di lucro, neanche indiretto.

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