Drone scopre nuove linee giganti nel deserto di Nazca

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Guardare il mondo dall’alto non è solo affascinante, ma anche terribilmente utile, perché la prospettiva diversa permette di notare il senso nascosto di tantissime cose che sono da sempre lì, sotto i nostri occhi.

Capita infatti che nel deserto di Nazca, area del Perù famosa per via degli enormi disegni realizzati dall’omonima civiltà, vissuta oltre 2500 anni fa, le ricognizioni dei droni abbiano permesso di scoprire nuove linee che formano nuovi imponenti disegni sul terreno, anch’essi connessi – secondo alcuni studiosi – ad un ancora misterioso rituale sacro legato probabilmente all’invocazione della pioggia, vera e propria portatrice di vita nell’arido altopiano.

Più che di una scoperta si tratta dunque di una “riscoperta”, in quanto i 50 nuovi geoglifi – questo il termine tecnico delle forme giganti nel deserto – sono sempre stati lì, senza mai essere notati, salvo venire improvvisamente riconosciuti grazie all’iniziativa “GlobalXplorer”, finanziata dalla fondazione National Geographic, e dal volo di alcuni droni.

Gli esperti ipotizzano che molti dei nuovi geoglifi siano attribuibili ai Paracas, una popolazione andina vissuta in quei luoghi tra il 500 a.C. e il 200 d.C., e che quindi risalgano ad un periodo precedente rispetto alla civiltà Nazca, il che indica che la pratica di realizzare linee nel deserto è vecchia di migliaia di anni. A differenza di quelli scoperti prima, in cui le linee erano tracciate nelle aree pianeggianti del deserto e avevano la forma di poligoni geometrici o animali, alcuni dei “nuovi” geoglifi si trovano lungo il dorso delle colline e hanno la forma di esseri umani.

Essendo più antiche, le tracce dei geoglifi dei Paracas sul terreno risultano oggi difficilmente riconoscibili all’occhio di un osservatore umano sul campo, a causa dell’azione degli eventi atmosferici che, nel corso dei secoli, le hanno quasi cancellate. Non gli è bastato però per sfuggire all’occhio sensibile delle telecamere dei droni.

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