Anafi, Parrot spiega il perché dell’assenza dell’evitamento di ostacoli

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La comparsa del piccolo ma potentissimo drone Anafi di Parrot sulla scena ha portato una forte ventata di freschezza nel mercato dei droni, al punto da spingere DJI al verosimile anticipo del lancio del suo prossimo drone, che tutti aspettavano a settembre (come accade per il Mavic) e che invece verrà presentato a metà luglio.

Videocamera potentissima a 4K, gimbal sia digitale che meccanica e ben 25 minuti di autonomia in appena 320 grammi di peso, con l’alta probabilità di venire presto “alleggerito” per rientrare nei famosi “trecentini”: il Parrot Anafi ha sorpreso tutti e il produttore francese ha raccolto numerosi e convinti consensi presso gli appassionati, un successo che ha avuto anche il merito di far passare in secondo piano alcuni limiti del drone francese rispetto alla principale concorrenza.

Il più evidente tra questi è senz’altro l‘assenza della funzione “obstacle avoidance”, ossia la capacità del drone, grazie ai sensori e alla camera, di riconoscere la presenza di ostacoli lungo la sua traiettoria di volo e correggerla in modo automatico per evitarli. L’evitamento di ostacoli è ormai uno standard sui droni DJI, che ha fatto di questa funzione il cavallo di battaglia che dimostrasse l’incredibile semplicità d’uso dei suoi droni, specie quelli consumer che finiscono facilmente tra le mani di piloti principianti o completamente a digiuno.

Ma perché su un drone così moderno non è stata inserita una funzione così comoda? I motivi li hanno raccontati a Dronelife.com i signori Pascal Perrin, Head of Global Consumer Product Marketing di Parrot, e Fabien Laxague, International PR Manager dell’azienda francese.

 

Questione di priorità

Il principale motivo addotto dai portavoce Parrot per giustificare l’assenza dell’evitamento di ostacoli sull’Anafi consiste nella necessità di andare incontro ai desideri dei loro consumatori. “Abbiamo ascoltato a lungo i consumatori per comprendere le loro priorità, come volevano usare il drone e cosa stavano cercando. Le aspettative prioritarie sull’Anafi erano autonomia di volo, facilità di trasporto e camera“, ha detto Perrin, che ha spiegato come riuscire a soddisfare nello stesso tempo queste necessità non era un compito facile. “Per avere qualcosa così piccolo, così leggero e con 25 minuti di volo, dovevamo fare una scelta“, ha aggiunto.

Questione di..filosofia

Ma la questione non è tutta qui. Al di là delle inevitabili questioni tecniche, sembra che Parrot abbia una visione ben definita sul rapporto tra i piloti e i loro droni. L’azienda francese vuole che il drone sia uno strumento che coinvolga il pilota al cento per cento e per tutto il tempo, tenendolo concentrato non solo sugli aspetti ludici o di intrattenimento offerti dal velivolo, ma anche sull’ambiente di volo e quindi sulle precauzioni che vanno adottate per non avere né creare problemi.

Vogliamo utenti che siano responsabili per i loro voli” – ha spiegato Fabien Laxague – “Vogliamo che i piloti siano concentrati sul volo per tutto il tempo e che seguano i regolamenti. Rilasciamo molti video e tutorial per spiegare come volare. Al momento di attivare l’Anafi per la prima volta, gli utenti si trovano davanti una breve guida per il volo sicuro e per il controllo del drone. In questo modo non dovremmo vedere nessuno di quei tragici video in cui i nuovi droni appena scartati finiscono contro l’albero di Natale“.

Insomma, alla base della scelta di rinunciare all’evitamento di ostacoli per l’Anafi non ci sarebbe solo una mera questione pratica, bensì una vera e propria filosofia basata sul rapporto tra droni e piloti, che Parrot vorrebbe più consapevole e profondo possibile, senza che esso diventi tanto comodo e facile da poter sottovalutare le giuste precauzioni per la sicurezza di tutti. Per dirla con le parole di Laxague “Non puoi fare affidamento sulla tecnologia per tutto il tempo”.

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