Venezuela: davvero sono stati i droni a cercare di uccidere il presidente Maduro?

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Viene qualche dubbio sulla ricostruzione dell’attentato di cui sarebbe stato vittima il presidente del Venezuela Nicolás Maduro, rimasto illeso. Ma che a seguito del presunto atto terroristico avrebbe cominciato un durissimo giro di vite contro gli oppositori.

La ricostruzione ufficiale parla di due droni carichi di esplosivo. di cui uno sarebbe stato abbattuto dalle forze di sicurezza mentre il secondo avrebbe sbattuto contro un palazzo prospiciente la piazza in cui il controverso Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, eletto il 19 aprile 2013 come successore di Ugo Chavez, stava tenendo un discorso alle Forze Armate.

Maduro, rimasto illeso, ha attribuito l’attacco all’estrema destra in collaborazione con i governi di Colombia e Stati Uniti facendo il nome del presidente colombiano Juan Manuel Santos tra i mandanti dell’attentato. Accusa immediatamente  rimandata al mittente dall’interessato, che  ha subito definito l’accusa infondata. Un gruppo paramilitare semisconosciuto, i “Soldati in T-shirts“, avrebbe rivendicato l’attacco, che ha causato sette feriti. Ma da più parti si mette in discussione che le cose siano andate effettivamente così, anche perché il gruppo che ha rivendicato l’attentato pare essere praticamente sconosciuto.

Stentano ad arrivare le prove che possano dare credibilità alla ricostruzione ufficiale del governo. Anzi, i vigili del fuoco venezuelani in una intervista alla BBC attribuiscono l’esplosione a una bombola di gas saltata nel palazzo danneggiato dall’esplosione. In secondo luogo, nonostante il teatro degli eventi fosse stracolma di cellulari e emittenti TV  non pare esserci alcuna chiara ripresa dei droni che avrebbero sferrato l’attacco. Insomma una storia piuttosto oscura, almeno al momento.

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