Il legale risponde: Ai sensi del regolamento Enac, L’Operatore può essere anche Pilota del drone?

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Prosegue il dialogo dell’esperto legale Francesco Paolo Ballirano che risponde ai dubbi legali degli associati a DronEzine. Oggi ci occupiamo di pilota e operatore, due figure distinte dal regolamento Enac: possono coincidere nella stessa persona? E se sì, con quale forma giuridica?
 Ricordiamo che solo gli associati possono porre le loro questioni al legale, e le domande di interesse generale verranno pubblicate.
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La figura dell’Operatore, descritta e disciplinata dal Regolamento ENAC, assume una cruciale importanza nello svolgimento di attività di volo legate ai SAPR.

La scelta dell’ENAC di porre al centro delle attività di volo la figura dell’operatore rappresenta senza dubbio una scelta di prospettiva: l’operatore col tempo diventerà (al pari degli operatori aerei presenti per le attività aeree con gli aeromobili tradizionali) indubbiamente la figura nodale dell’industria del lavoro aereo con i droni.

Sebbene dunque in prospettiva l’operatore avrà sempre di più un’importanza fondamentale, allo stato attuale è forte l’esigenza di capire se le figure di operatore e pilota possono coincidere in un unico soggetto, e in quali termini. Questo perché molto spesso chi vuole intraprendere un’attività economica tramite il proprio drone è già in grado di pilotarlo.

Per poter rispondere a questa domanda occorre sempre tener presente cosa stabiliscono il Regolamento e le varie Circolari applicative e quali sono le caratteristiche organizzative per poter essere operatore. Il Regolamento e la circolare applicativa prescrivono (sia in relazione ai SAPR inferiori che uguali o superiori ai 25kg MTOM) che l’operatore debba possedere un’organizzazione tecnica e operativa adeguata all’attività che si intende effettuare e alla consistenza e tipologia della flotta (art. 10 del Regolamento ed 8.7 della Circolare applicativa). Da quel che si evince l’operatore è il soggetto che organizza le attività di volo, intese come ogni fase prevista dall’autorizzazione (o la dichiarazione) e allo stesso tempo cura e controlla le qualifiche del pilota. Nel Regolamento, in primis, e nelle circolari, poi, l’operatore e il pilota sono due figure distinte ma strettamente collegate tra loro.

Sebbene il Regolamento distingue e separa le due figure, non necessariamente ne esclude la “cumulabilità” e permettere che operatore e pilota possono essere la stessa persona. Ciò non solo è desumibile dal fatto che il Regolamento non dice nulla in contrario e ma anche perchè sotto certi aspetti le circolari applicative lo permettono implicitamente. È il caso della Circolare “qualificazione personale di volo APR”, dove è previsto che per l’addestramento teorico è necessario seguire un corso presso un’organizzazione riconosciuta da ENAC qualora sia “l’operatore a doversi qualificare quale pilota” (art. 4.1).

Operatore/Pilota: quale forma giuridica più appropriata?
Premesso questo, appare doveroso capire quale veste giuridica debba avere l’operatore se ha intenzione di essere al contempo pilota. La scelta preferibile è quella tra libero professionista o ditta individuale.

La partita IVA è obbligatoria quando viene esercitata un’attività avente natura professionale e continuativa e questo a prescindere dal volume d’affari. Al momento dell’apertura della partita IVA è necessario stabilire quale forma giuridica adottare per svolgere l’attività, e quindi tra ditta individuale, libero professionista e società.

Appare opportuno precisare che l’identità tra operatore e pilota non favorisce la creazione di una società: infatti sebbene vi sia la possibilità ad esempio, di creare una Srl unipersonale, (quindi con un unico socio e amministratore) vi potrebbero essere complicazioni in termini di conferimenti e rapporto tra socio/amministratore (Operatore) e lavoratore (Pilota). È preferibile, quindi, per chi vuole mettersi in proprio e vuole qualificarsi sia come operatore sia come pilota, scegliere tra l’attività libero-professionale o quella di una ditta individuale.

La ditta individuale è un impresa di proprietà di un’unica persona che assume a tutti gli effetti il ruolo dell’imprenditore ed è una delle forme più diffuse nella piccola/medio impresa italiana. La ditta individuale non è una società (per cui non vi è un capitale sociale, non vi sono dei soci e degli amministratori), ma è un’impresa in cui il “proprietario” risponde illimitatamente delle obbligazioni sorte in relazione al proprio lavoro. Il libero professionista invece non è un imprenditore, ma un soggetto che esercita un’attività professionale in modo indipendente e senza carattere di subordinazione. Giuridicamente parlando, quello che distingue un libero professionista da un imprenditore individuale è l’impiego dei propri mezzi per svolgere la propria attività. Ai sensi dell’art. 2082 c.c. “è imprenditore chi esercita una attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o servizi”. In sostanza l’imprenditore operatore/pilota utilizzerà il drone per esercitare un attività economica consistente nello scambio di servizi. Il libero professionista, a differenza dell’imprenditore, si caratterizza per la prevalenza del suo lavoro rispetto ai beni che utilizza per svolgerlo.

La scelta tra libera professione o ditta individuale dipende, come sempre, dalle attività che andremo a svolgere con il drone: quindi se prevale l’aspetto delle capacità professionali o quelle dei mezzi utilizzati. Se, per esempio, il drone sarà utilizzato per riprese fotografiche, cinematografiche ed altro, dove quindi l’abilità e le qualità personali del pilota/fotografo sono indispensabili per un prodotto “commerciabile”, allora la libera professione è la veste giuridica più conforme. Se invece il drone verrà utilizzato in contesti più industriali, dove le qualità del mezzo prevalgono su quelle del pilota (per esempio, per le attività agricole) allora è più opportuno avere una ditta individuale piuttosto che essere libero professionista.

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