Droni: in attesa dell’Europa, ci manca sempre qualcosa

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Linkloss- Di Sergio Barlocchetti

L’eterna attesa del regolamento EASA, i guai del sito D-Flight, la lentezza con cui si ottengono permessi e Notam ci fanno sprofondare in un limbo senza fine. Il tempo stringe e non doveva essere una tragedia come quella di Genova a far rivalutare e riconsiderare le potenzialità dei droni per migliorare la sicurezza delle persone.

Forse dovremmo essere tutti più sinceri con chi si avvicina al mondo APR: con gli hobbisti, ai quali va spiegato che l’attività è legata a triplo filo con l’informatica e a doppio con l’elettronica, e con i candidati professionisti, ai quali deve essere chiaro che fare i piloti di droni funziona e porta a pagarsi almeno la spesa (ma non esagerate con i dolci), ma non ancora l’affitto di casa. Questo poiché si devono unire alle possibilità offerte dal mercato APR anche abilità professionali personali possedute ed esercitate a monte, come l’essere un bravo geometra, ingegnere, fotografo, agronomo eccetera.

E soprattutto una persona che sappia immaginare l’applicazione del volo dei Sapr alle sue attività quotidiane. Non so voi, ma se un giovane o meno giovane mi chiedesse oggi quali prospettive possa offrirgli questo settore, la mia risposta sarebbe: molte oppure poche, dipende dalla voglia di specializzarsi e diventare più bravo degli altri.

A margine del convegno di Milano dedicato ail’utilizzo dei Sapr per il controllo dei ponti e delle grandi infrastrutture (13 settembre) si è discusso anche della situazione di eterna attesa nella quale siamo profondati, ovvero come Easa attendesse l’entrata in vigore del “regolamento dei regolamenti”, ovvero la EC 1139/2018, per poi proseguire l’iter di completamento della normativa comunitaria che regolerà il settore unmanned. Siamo quindi in un limbo che se da un lato, quello italiano, ha visto migliorare alcune situazioni operative, dall’altro ancora non è dato sapere se e quando un operatore italiano potrà accettare un incarico in Francia oppure in Olanda e porsi sul mercato dell’intera Unione.

Stiamo impiegando troppo tempo per organizzare bene il settore nell’Unione con il rischio che a breve una legge costringerà chi costruisce ponti a dotarli di sensori incorporati oppure di sciami di piccoli droni che percorreranno le strutture in cerca di punti critici e ammaloramenti, proprio come Rolls Royce ha pensato di fare per la manutenzione di motori e impianti aeronautici.

Insomma, ciò che molti chiamano futuro per molti di noi è in realtà già presente, se non passato prossimo. In pratica, la sincerità dovrebbe innanzi tutto esserci tra chi questo settore lo frequenta nel quotidiano e a vario titolo: ci manca sempre qualcosa, che sia il sito D-Flight che non funziona, che sia un permesso, un Notam o uno scenario da autorizzare. Il tempo stringe e non doveva essere una tragedia come quella di Genova a far rivalutare e riconsiderare le potenzialità dei droni per migliorare la sicurezza delle persone.

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