Il regolamento europeo per i droni? E’ già in vigore, ma nessuno se ne è accorto.

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Di Giovanni Battista Gallus, avvocato patrocinante in Cassazione

Riceviamo molte richieste di chiarimenti sul futuro regolamento unico europeo per i droni, specialmente su quando sarà in vigore. In effetti è già in vigore, ma nessuno se ne è accorto perché, per poter essere applicato, occorrono diversi atti esecutivi di cui non c’è traccia. E fino ad allora continua a dettar legge il regolamento ENAC. Potrebbero volerci fino a cinque anni, ma è verosimile che ENAC e le altre authority nazionali avvicinino sempre più i vari regolamenti nazionali al quadro tracciato dall’Europa in tempi più brevi.

Giovanni Battista Gallus, l’autore dell’articolo

L’Unione europea, dopo i vari documenti preparatori, tra cui le NPA e la Opinion 1/2018, ha approvato il Regolamento (UE) 2018/1139 del Parlamento europeo e del Consiglio del 4 luglio 2018, recante norme comuni nel settore dell’aviazione civile, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea il 22.8.2018, ed entrato in vigore venti giorni dopo la pubblicazione.

Il Regolamento disciplina anche il settore unmanned, come chiarisce il Considerando 26, che afferma “poiché anche gli aeromobili senza equipaggio utilizzano lo stesso spazio aereo degli aeromobili con equipaggio, il presente regolamento dovrebbe disciplinare aeromobili senza equipaggio indipendentemente dalla loro massa operativa”.

In particolare, la disciplina è contenuta nella Sezione VII – Aeromobili senza equipaggio, e nell’allegato IX.
Ciò vuol dire che, dall’entrata in vigore, ci dobbiamo dimenticare del Regolamento ENAC e delle norme nazionali? Assolutamente no, sia dal punto di vista temporale che delle materie. Il Regolamento, infatti, è sì entrato in vigore, ma per la sua piena operatività occorrono una serie di atti esecutivi che, sulla base dell’art. 57 e 127, dovranno essere adottati seguendo la cd. procedura di comitato.

Ad oggi, verificando sul Registro dei comitati, non vi è traccia degli atti esecutivi. Oltre agli atti esecutivi, dovranno essere emanati anche atti delegati, ai sensi dell’art. 128 del Regolamento, e la Commissione europea ha un termine di ben cinque anni per l’esercizio della delega, a decorrere dall’11 settembre 2018.

Fino all’emanazione degli atti esecutivi e degli atti delegati, continueranno ad applicarsi le “vecchie” regole, ma è fin troppo evidente che le Autorità nazionali intraprenderanno un processo di avvicinamento al nuovo quadro. Il termine di cinque anni non vuole certo dire che dovremo aspettare a lungo per vedere le nuove regole: è soltanto un termine massimo, e infatti la timeline immaginata dall’EASA, e riportata nella Opinion 1/2018, prevede il rilascio degli atti esecutivi alla fine del 2018, e la decisione nel primo quarto del 2019.

Molto spazio resta a ENAC

Peraltro, il Regolamento non disciplinerà comunque tutti gli aspetti: ad esempio, l’art. 56 precisa che c’è sempre la possibilità, per gli Stati membri, di stabilire regole nazionali per subordinare a determinate condizioni l’esercizio degli APR per ragioni che non rientrano nell’ambito di applicazione del regolamento stesso, come la pubblica sicurezza o la protezione della riservatezza e dei dati personali (anche se quest’ultima è oramai disciplinata, salvi gli “spazi di manovra” degli Stati, da un altro regolamento europeo, quello sulla protezione dei dati, 2016/679, l’oramai famoso GDPR).

Le sanzioni le decide il parlamento (italiano)

Da ultimo, un cenno alle sanzioni. Il Regolamento non ne contiene (salvo che in tema di certificati e dichiarazioni), ma dà il potere agli Stati membri (ai sensi dell’art. 131) di introdurre norme sulle sanzioni applicabili in caso di violazione del regolamento, degli atti delegati e di esecuzione. Queste sanzioni dovranno essere “efficaci, proporzionate e dissuasive”. È quindi necessario, in questo caso, l’intervento dei legislatori nazionali. In conclusione, il processo è avviato, ma dovremo pazientare ancora un po’ per avere il quadro definitivo delle regole e delle sanzioni.

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