Uragano Florence, i droni guidano a casa gli sfollati

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Aveva suscitato curiosità e interesse (oltre a qualche commento idiota di troppo da parte di chi non sa che cos’è un drone)  l’iniziativa del Florida Drone Supply pilot network che aveva mobilitato i piloti di droni della costa est per dare una mano alle popolazioni colpite. E ora quei droni trovano strade sicure per gli sfollati che tornano a casa, sempre che abbiano ancora una casa

Dopo le bibliche devastazioni dell’uragano Florecne, che ha colpito duro specialmente in North e South Carolina, uno dei problemi è il ritorno a casa degli sfollati, specialmente per gli abitanti delle zone rurali colpiti dalle inondazioni. Ci sarà ancora la strada, e se c’è sarà praticabile?

Dall’alto si vede meglio, e i droni hanno aiutato i residenti di Wilmington, North Carolina, 120 mila persone che cercano di tornare a casa percorrendo la devastatissima Interstate 40. Con gli elicotteri impegnati in missioni di ricerca e soccorso ai dispersi, i droni sono gli angeli custodi che vegliano sul rientro dei profughi: volando sulle foreste allagate hanno scoperto che 4 miglia (circa 6 km) della strada era impraticabile, e la polizia ha ricalcolato un percorso alternativo che passa per la città di Jacksonville.

Durante e dopo l’emergenza, il Ministero dei Trasporti del North Carolina ha coordinato 253 missioni esplorative con i droni, registrando 2.600 filmati e immagini di come le inondazioni a seguito dell’uragano hanno avuto impatto su strade, ponti, viadotti e infrastrutture dello stato. “Non avremmo mai immaginato che i droni fossero così utili” ha detto Basil Yap, program manager della Unmanned Aerial Systems division del ministero dei trasporti dello Stato. I droni utilizzati per guidare a casa gli abitanti di Wilmington sono prodotti da PrecisionHawk e possono volare per 40 minuti fronteggiando venti fino a 60 km/h. In questa specifica missione sull’Interstate 40 si sono utilizzati 30 droni, dotati di software AirMap per ricalcolare in tempo reale i percorsi alternativi da trasmettere alle pattuglie a terra a seconda dell’andamento delle ondate di piena. Il problema maggiore, riportano le fonti statunitensi, è che i droni PrecisionHawk non sono impermeabili, e questo naturalmente è stato di intralcio nel loro utilizzo sul campo. L’uso dei droni per calcolare strade alternative e l’invio di immagini in tempo reale sulle condizioni dei fiumi, paludi e campi inondati “probabilmente ha salvato vite umane, ma non sappiamo dire quante” ha concluso il Ministero dei Trasporti.

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