Mantova, un drone per la lotta biologica ai parassiti del mais

0

La piralide è una farfallina molto pericolosa: il suo bruco attacca le pannocchie del mais, aprendo la strada da spore di funghi dannosissimi per la salute sia delle persone sia delle mucche che alimentate con mangimi a base di mais e soia. Un vero flagello, e per combatterlo in molti paesi del mondo si sono sviluppati mais OGM che contengono il gene di un batterio che uccide i bruchi, attraverso una tossina che è usata anche nell’agricoltura biologica. Ma in Italia il mais OGM non si può coltivare, lasciando gli agricoltori senza un’arma potente,  e la piralide fa danni enormi, che possono arrivare al 30% del raccolto. Ora nel Mantovano 20 aziende agricole sperimenteranno i droni per fare la lotta biologica alla pestifera farfallina.

L’idea è quella di usare un nemico naturale della piralide,  trichogramma brassicae, che si nutre di uova di piralide (vedi foto a sinistra, mentre sta attaccando un uovo): in questo modo si dovrebbe combattere la farfallina prima che nascano i bruchi, senza tossine, senza OGM e senza insetticidi. Ma come far arrivare l’insetto mangia uova sulle pannocchie? Nei nostri campi il trichogramma c’è, ma non abbastanza per combattere le farfalline parassite, per quanto si ingozzi di uova. Ecco quindi l’idea geniale di un gruppo di ragazzi friulani capitanati da Michele Picili, e Omar Camerin: usare un drone per disperdere nei campi delle capsule di cellulosa piene di uova di trichogramma, volando un metro sopra le pannocchie. La pioggia scioglie l’involucro, in due-tre settimane le uova si schiudono, esce l’insetto che comincia subito a banchettare con le uova della piralide salvando così il raccolto. La sperimentazione comincia nel mantovano, grazie all’interesse dell’ Associazione Mantovana Allevatori, Comal e Koppert, una delle più importanti aziende mondiali per la lotta biologica con sede a Rotterdam e un finanziamento della Regione Lombardia: il drone in questione è un muticottero dal costo di circa 40 mila euro, che vola guidato dal GPS e controllato da un pilota certificato ENAC. In una prima fase saranno coinvolte 20 aziende agricole  per una superficie totale di 200 ettari.

 “Il drone rappresenta nel trattamento della piralide un salto in avanti paragonabile al passaggio dall’aratura coi buoi alle trattrici”, ha assicurato l’agronomo Francesco Alessandrini, che ha guidato i processi di sperimentazione con droni dal 2008 insieme a Gabriele Caleffi, direttore dell’Associazione Mantovana Allevatori.

Il team che ha sviluppato il drone per la lotta bio alla piralide: Michele Picili, Omar Camerin, Luca Zuliani, Giuseppe Lizzi, Loris Ferrari, Michele Codutti , Gianfranco De Toni 

2475 visite

Share.
Commenta:

Segui DronEzine sui social: