Il legale risponde: se uso il drone come aeromodellista, posso volare fuori dai campi di volo?

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Prosegue il dialogo dell’esperto legale Francesco Paolo Ballirano che risponde ai dubbi legali degli associati a DronEzine. Oggi ci occupiamo di campi volo e aeromodelli: Un drone che non è usato per lavoro ì considerato un aeromodello, e come tale ha molte facilitazioni rispetto al regolamento ENAC per i SAPR: non c’è bisogno di patentino, non serve la certificazione della macchina, in teoria non c’è nemmeno l’obbligo di assicurarsi anche se sarebbe folle volare senza, tanto più che per i soci di DronEzine l’assicurazione per aeromodelli costa pochissimo, solo 35 euro all’anno. Ma un aeromodellista può volare al di fuori dei campi di volo?
Ricordiamo che solo gli associati possono porre le loro questioni al legale, e le domande di interesse generale verranno pubblicate.
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Un drone che non è usato per lavoro è considerato un aeromodello, e come tale ha molte facilitazioni rispetto al regolamento ENAC per i SAPR: non c’è bisogno di patentino, non serve la certificazione della macchina, in teoria non c’è nemmeno l’obbligo di assicurarsi anche se sarebbe folle volare senza, tanto più che per i soci di DronEzine l’assicurazione per aeromodelli costa pochissimo, solo 35 euro all’anno.

Ma un aeromodellista può volare al di fuori dei campi di volo? Se si, chi garantisce che il praticello scelto (nel migliore dei casi) o l’area antropizzata non sia un’area P o D o R o non sia stato emesso un NOTAM sulle carte aeronautiche?

Il Regolamento non prescrive che gli aeromodelli debbano sempre volare in spazi regolamentati (come i campi volo) e/o temporanei, anzi, tale eventualità viene indicata come residuale nei casi in cui gli aeromodellisti non rispettino le condizioni previste dall’art. 23, punti 1, 2, 3 e 4 (“Nel caso non siano soddisfatte una o più delle limitazioni (..) l’attività di volo deve essere effettuata in spazi aerei regolamentati (permanenti) o segregati (temporanei)”). Infatti il Regolamento ENAC (art. 23) prescrive che gli aeromodelli inferiori ai 25 kg di massa peso al decollo debbano avere determinate caratteristiche tecniche (massima superficie alare di 500 dm²; massimo carico alare di 250 g/dm²; massima cilindrata totale dei motori a pistoni di 250 cm³; massima tensione della sorgente di energia per i motori elettrici, 72 V, misurata a vuoto; o massima spinta totale dei motori a turbina di 25 kg; aeromodelli a volo libero o a volo circolare vincolato; o aerostati ad aria calda con peso totale del contenitore di gas trasportato per i bruciatori non superiore a 5 kg) e rispettare determinate prescrizioni di volo (continuo controllo visivo dell’aeromodello, volo in aeree non popolate ed in presenza di luce diurna, in uno spazio avente raggio di 200 m e altezza di 70 m, lontano dalle zone di traffico aeroportuali e comunque entro e non oltre gli 8 km dalle stesse, conoscenza delle Regole dell’aria, con particolare riguardo alla capacità di rilevare ed evitare altri velivoli ed ostacoli “see and avoid”).

Il Regolamento infine, come detto (tralasciando la possibilità di sorvolare in aree più estese se in possesso di un’abilitazione al pilotaggio per aeromodelli telecomandati), prescrive che se non sono rispettate le condizioni di cui sopra, il volo deve essere effettuato in spazi aerei regolamentati (permanenti) o segregati (temporanei).

Giustamente Lei ha evidenziato inoltre un punto cruciale: gli eventuali controlli per evitare violazioni del Regolamento e le eventuali sanzioni.

Senza addentrarmi nelle conseguenze penali e civili derivanti da danni a terzi e pericolo per gli aeromobili eventualmente presenti in zona (soprattutto se vicino ad un aeroporto!), il rispetto del Regolamento ENAC è garantito, in generale, attraverso l’ipotesi di reato prevista dall’art. 1231 del Codice della Navigazione ove viene stabilito che “chiunque non osserva una disposizione di legge o di regolamento ovvero un provvedimento legalmente dato dall’autorità competente in materia di sicurezza della navigazione è punito, se il fatto non costituisce un più grave reato, con l’arresto fino a tre mesi ovvero con l’ammenda fino a euro 206,00”.

L’articolo in questione è da considerarsi di chiusura (“salvo che il fatto non costituisce un più grave reato) e quindi eventualmente applicabile se non viene a configurarsi un’ipotesi di reato più grave di quello prescritto dall’art. 1321 del Codice della Navigazione.

Sulla questione relativa ai controlli, vige la regola che chiunque debba dare notizia agli ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria sugli reati commessi(categoria che il Codice della Navigazione estende, in determinati casi all’ENAC, alle Direzioni Aeroportuali, ai comandanti di aeromobili etc.) sempre che le medesime autorità non abbiano già provveduto.

 

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