Marchio CE per i droni richiesto da EASA: Cos’è e perché il tuo drone non ce l’ha

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Di Francesco Paolo Ballirano, legale esperto di diritto aeronautico e membro del Comitato Scientifico di DronEzine

Una delle novità introdotte dalla normativa EASA, destinata a rivoluzionare l’attuale quadro normativo, è la combinazione tra la legislazione sui prodotti ad uso commerciale (ampiamente sviluppata da decenni in tutta Europa) e quella relativa all’ambito dell’aviazione civile. In particolare, come noto, il nuovo Regolamento e, ancor di più, la normativa di dettaglio volta a rendere più concrete le disposizioni previste dal Regolamento, stabilisce che i requisiti di progettazione per i piccoli droni (fino a 25 kg) saranno implementati utilizzando la ben nota marcatura CE per i prodotti immessi sul mercato in Europa. 

In particolare, attraverso l’apposizione della marcatura CE il fabbricante attesta, assumendosene la responsabilità, la conformità del suo prodotto ai requisiti essenziali di sicurezza previsti da una o anche più Direttive comunitarie ad esso applicabili. I principi della marcatura CE sono stabiliti dal Regolamento 765/2008. Essa deve essere apposta solo sui prodotti per i quali la relativa direttiva lo preveda (non può essere apposta su altri prodotti). Nell’ipotesi in cui un prodotto sia disciplinato da più direttive la marcatura CE attesta la sua conformità a tutte le direttive applicabili. Qual è la direttiva applicabile ai droni? Ad oggi non è facile stabilirlo e la questione involge più l’aspetto relativo alla sicurezza dei prodotti piuttosto che alla sicurezza aerea.

Sembrerebbe presumibile che le Direttive applicabili siano quelle relative alla Direttiva Macchine (Direttiva 2006/42/CE del 17 maggio 2006 – recepita ed attuata per l’Italia mediante il Decreto Legislativo 27 gennaio 2010, n. 17), la quale vieta l’importazione e/o la commercializzazione negli Stati membri (quindi anche in Italia) di macchine prive di marcatura CE. Sotto certi aspetti, anche la Direttiva Giocattoli (Direttiva 2009/48/CE) dovrebbe applicarsi ai droni, quantomeno quelli utilizzati per uso ricreativo, in quanto relativa “ai prodotti progettati o destinati, in modo esclusivo o meno, a essere utilizzati per fini di gioco da bambini di età inferiore a 14 anni”.

Quello che risulterà differente rispetto al quadro normativo sin qui delineato è che per quanto riguarda i droni verrà richiesto un marchio specifico, che dovrebbe illustrare le specifiche attività di volo che si possono effettuare.

Infatti, tutti i droni europei avranno assegnato un marchio CE con un numero compreso tra 0 e 4, che specificherà la classe del drone (C0, C1, C2, C3 e C4). Le ragioni per cui è stata introdotta tale novità risiedono nel fatto che l’operatore troverà in ogni confezione un’informativa “predeterminata” relativa a ciascuna classe, contenente istruzioni su come e dove pilotare un drone in sicurezza. La marcatura CE e l’etichetta identificativa della classe UA saranno infatti apposte in modo visibile e leggibile sull’imballaggio e sul manuale d’uso.

Come accennato in precedenza, non è ad oggi in vigore una precisa disposizione relativa alle specifiche tecniche relative alla marcatura CE, mancano ancora gli atti della Commissione Europea e le AGM e GM che rendono applicabili nella pratica le disposizioni previste dal Regolamento. Sicuramente, per quanto riguarda i droni oggi in produzione e dotati di marcatura CE, la maggior parte fa riferimento alle disposizioni della Direttiva Macchine, ma il periodo “cuscinetto” previsto per l’attuazione del Regolamento dovrà stabilire in maniera dettagliata una disciplina transitoria più compiuta anche per i costruttori non dotati di marcatura CE. Quanto invece ai droni auto costruiti non dovrebbero essere soggetti alla marcatura CE, con la precisazione che sono da intendersi tali quelli non solo auto prodotti, ma utilizzati ad esclusivo uso e consumo del costruttore. Diversa cosa invece per i kit di montaggio, che invece sarebbero soggetti anch’essi alla marcatura CE.

Le regole sin qui delineate, rappresentano sicuramente un ottimo inizio, ma proprio come con gli aeromobili tradizionali, il grande lavoro sarà creare un quadro di regole chiare per rendere pratico e fluido la circolazione dei droni in Europa e, passo ancora più importante, creare uno standard certificativo uniforme, evitando così un Europa a più velocità, con paesi che rendono l’iter per la marcatura CE relativamente semplice ed altri, invece, che lo complicano. Avere uno standard pratico più ampio ed uniforme alleggerirebbe gli oneri per gli operatori e consentirebbe un mercato in crescita per tutti i partecipanti, soprattutto quelli più piccoli, che saranno forse quelli più colpiti dalle nuove regole, dato che la forza finanziaria ed organizzativa per essere in regola con il nuovo Regolamento non è di poco conto.

-> Approfondisci: IL MIO DRONE NON HA IL NUOVO MARCHIO CE, POSSO CONTINUARE A USARLO?

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