Continua la storia di amore e odio tra i droni, le prigioni e i prigionieri nel Regno Unito. Nel corso degli ultimi anni, infatti, abbiamo scoperto come dei quadricotteri commerciali siano stati usati per contrabbandare droga all’interno di alcuni istituti carcerari, al punto che in molti Paesi lo spazio aereo sopra le prigioni è stato velocemente interdetto al sorvolo di dronisti amatoriali o professionisti. Sappiamo anche, però, che quando si tratta di osservare dal cielo ciò che accade a terra i droni hanno davvero pochi rivali in termini di efficienza, così la loro naturale vocazione alla sorveglianza li ha messi subito alle calcagna dei fuggitivi.
Abbiamo già visto come le forze dell’ordine abbiano usato i droni per delle vere e proprie cacce all’uomo, anche in italia, ad esempio quando Alessandro Menditti evase dal carcere di Frosinone. In futuro, però, a quanto sembra saranno le stesse carceri a dotarsi di droni per scongiurare le evasioni, utilizzandoli sia come telecamere mobili nella sorveglianza di routine, sia come strumenti di inseguimento laddove i detenuti riescano a fuggire dalla struttura.
È quanto è successo giorni fa nella prigione inglese di Lindholme, pochi chilometri a nord di Doncaster, dove due detenuti erano risultati spariti dopo il controllo dell’ora di pranzo. Così lo staff del carcere ha immediatamente schierato un drone che, inviando le immagini allo staff della base, ha permesso di guidare al meglio le squadre sul campo, in particolar modo le unità cinofile. In situazioni del genere, ottimizzare le operazioni è determinante per accelerare i tempi, perché ogni ora il raggio va ampliato in base ai potenziali spostamenti dei fuggitivi. E invece, grazie anche ai droni, alla sera i due sono stati presi e portati in un carcere di massima sorveglianza.
Secondo il ministro della giustizia inglese i droni sono “risorse nazionali da dispiegare in particolari prigioni in base alle necessità“.


