Uscito da tempo dai radar, introvabile anche se mai uscito ufficialmente di produzione, torna a far parlare di sé l’anzianotto fantasmino cinese. In una inedita edizione p4 Multispectral, con camera multispettrale integrata per l’agricoltura di precisione.
“P4 Multispectral punta a trasformare il settore agricolo e di gestione del territorio raccogliendo dati precisi sulla salute delle piante senza la necessità di dover inviare operatori per un intervento manuale”, ha dichiarato Jan Gasparic, direttore delle collaborazioni strategiche per DJI. “Integrando un sistema di immagini multispettrali in uno strumento affidabile, efficiente e conveniente, DJI ha reso la tecnologia più accessibile ai professionisti di tutto il mondo che per primi hanno fatto uso dei droni nel proprio settore”.
Se infatti la parte APR è quella inconfondibile dell’iconico drone cinese che di fatto ha lanciato nel mondo l’idea stessa di drone. la camera è totalmente inedita, un sistema di immagini stabilizzato costituito da una fotocamera RGB e una gamma di fotocamere multispettrali con cinque sensori a banda stretta (incluso Red-Edge e vicino-infrarosso) in grado di catturare sia la luce visibile che quella invisibile. Questi dati offrono agli agronomi una visione chiara ed esclusiva dello stress della vegetazione, della composizione del terreno e della salinità e contaminazione dell’acqua utilizzata.

Un sensore di luce solare visibile (quella specie di coppa translucida sulla schiena del drone) ottimizza l’accuratezza e l’uniformità di processi di acquisizione dei dati avvenuti in diversi momenti della giornata. Il software combina i dati provenienti da sei diversi sensori per eseguire una misurazione della salute delle coltivazioni, dalle singole piante agli appezzamenti più estesi, e rilevare la presenza di piante infestanti, insetti e altre patologie del terreno.

Una promessa mai mantenuta in Italia
I droni agricoli sono stati la grande promssa mancata della tecnologia unmanned, almeno in Italia. Se ne parla tanto e si fa veramente poco, pochissimo, diciamo quasi nulla. Nel resto del mondo invece le cose vanno decisamente meglio, tanto che il mercato dei droni agricoli oggi vale 1,2 miliardi di dollari e nel 2024 dovrebbe quadruplicare secondo le stime dell’ Agriculture Drones Market Report di Markets and Markets. La sfida è quella di dare agli agricoltori e agronomi macchine facili da usare, pratiche e che diano risultati immediatamente utili. Un settore dove una volta tanto DJI insegue il concorrente Parrot, che con BlueGrass e l’ala fissa Disco AG aveva da tempo scommesso sui droni agricoli tascabili multispettrali.


Non che DJI fosse lontana dalla scena agricola, ma aveva più che altro scommesso sui più grossi droni per spruzzare trattamenti sulle piante, cosa che in Italia è estremamente difficile per via delle leggi agricole, ma che prende piede rapidamente in Asia. E aveva un po’ snobbato il mercato dell’agricoltura di precisione, quella che fa tornare i conti in tasca ai coltivatori alla fine dell’annata agricola, facendo risparmiare agli agricoltori (e all’ambente) acqua, fertilizzante e agrofarmaci, dal momento che l’analisi del campo via drone permette di sapere esattamente quali piante hanno bisogno di aiuto e quali no, mirando gli interventi solo dove serve.

Pratico e veloce, preciso al centimetro
Naturalmente, l’agricoltore che si dota di un drone per tenere sott’occhio la crescita del suo raccolto non ha nessuna voglia di diventare uno specialista di aerofotogrammetria multispettrale, E trova un valido aiuto nella perfetta integrazione con l’app di pianificazione del volo DJI Ground Station Pro, che permette di confrontare le immagini in tempo reale delle piante, riprese dalla videocamera RGB del drone, e i valori dell’indice di vegetazione normalizzato (NDVI), per una valutazione immediata sul campo.
Per chi ha esigenze di estrema precisione, un modulo RTK integrato e il sistema TimeSync forniscono dati di posizionamento accurato e in tempo reale per ciascuna immagine, ottimizzando i risultati fotogrammetrici e offrendo misurazioni precise a livello centimetrico. Cisa ancora più importante, è compatibile con gli standard industriali dei flussi di lavoro, come le funzioni di programmazione del volo, mappatura e software di analisi dei dati non solo targate DJI ma anche quelle di terze parti come Pix4D Field (perbacco, del gruppo Parrot). E poi DroneDeploy, AgiSoft PhotoScan e SlantView, per analizzare e generare mappe con un indice di vegetazione addizionale. Inoltre, gli utenti di P4 Multispectral hanno la possibilità di incrementare l’accuratezza del posizionamento RTK, in assenza di una connessione di rete, usando la stazione mobile GNSS ad alta precisione D-RTK 2 di DJI, che supporta tutti i maggiori sistemi di navigazione satellitare globale, oppure servendosi di una rete RTK di terze parti da un iPad dotato di connessione internet.







