Farsa di Gatwick: la polizia inglese non sa più che pesci pigliare. Così invece di un drone, ne cerca due

“Se non ci saranno soffiate, non avremo realisticamente più piste da seguire” ammette la Polizia del Sussex, ancora alla ricerca del drone fantasma (anzi due, dicono ora i poliziotti inglesi) che lo scorso Natale avrebbero causato la chiusura delle piste dell’aeroporto internazionale di Gatwick per ben 30 ore, causando disagi a 140 mila persone e fatto cancellare o dirottare mille voli.

Cosa fai se dopo aver sperperato 800 mila sterline dei contribuenti, indagato a vuoto 96 persone e arrestato due innocenti, marito e moglie che ancora si devono riprendere dallo shock,  del drone che cerchi non c’è proprio traccia? Perbacco, se uno non lo trovi, cercane due! Questo accade nella terra di Sherlock Holmes,  con la polizia del Sussex che ormai per sua stessa ammissione non ha più né idee né piste da seguire.

Le indagini della polizia si sono incentrate su 129 testimonianze dell’attività dei droni, “e in 109 casi i testimoni sono credibili e abituati a lavorare in un ambiente aeroportuale complesso tra cui un pilota, i lavoratori dell’aeroporto e la polizia dell’aeroporto”, scrive la polizia inglese. Glissando sul fatto che i piloti inglesi avevano già scambiato per un drone un sacchetto della spesa portato dal vento, quindi sono credibili come chiunque altro, a nostro modesto parere.  “Le dichiarazioni dei testimoni mostrano che l’attività è avvenuta in ‘raggruppamenti ‘nei tre giorni in 12 occasioni separate, con una durata variabile tra 7 e 45 minuti. In sei di queste occasioni, i testimoni hanno visto chiaramente due droni operare simultaneamente” continua il rapporto della polizia inglese. Però dopo aver girato a vuoto per 10 mesi, gli investigatori ammettono di non saper più che fare: “al momento non ci sono ulteriori linee di indagine realistiche”. Posto che ci fosse qualcosa di realistico fin dall’inizio.