L’esperta inglese: “Chi ha sorvolato le centrali francesi non era un hobbysta, era un terrorista”

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I voli non autorizzati di piccoli droni sulle centrali nucleari francesi dei giorni scorsi potrebbero nascondere un mistero inquietante. Ne è convinta  Elizabeth Quintana, esperta di droni presso il Royal United Services Institute, una struttura di ricerca militare nata nell’800 su iniziativa del Duca di Wellington.
“Si tratta chiaramente di una persona che stava spiando o anche peggio” ha detto l’esperta militare.
“Le ridotte dimensioni del velivolo significano che non sarebbe in grado di trasportare esplosivo che potrebbe fare seri danni” dice Quintana, e c’è da crederle visto che, pur essendo impianti civili, le centrali francesi sono costruite in modo da resistere anche a raid aerei con bombe tradizionali. “Ma il drone  potrebbe distrarre le guardie e creare un diversivo”, aggiunge, lasciando intendere che la confusione potrebbe far entrare in azione terroristi o sabotatori.  Invece l’esperto di sicurezza aerea francese Christophe Naudin pensa a una provocazione per analizzare le procedure di sicurezza della centrale.
Legge francese vieta ovviamente il sorvolo degli impianti nucleari con droni e aeromodelli, per un’area di rispetto di 2.5 chilometri  di raggio e un’altezza di 1.000 metri di quota. La multa è salatissima, 70 mila euro, e gli esperti concordano che si tratti di voli dimostrativi per provocare una reazione e suscitare allarme, anche se finora nessuno li ha rivendicati: “Nessun drone, per quanto grande, nemmeno un drone militare potrebbe danneggiare una centrale al punto da provocare un disastro nucleare” ha aggiunto l’esperto francese. Ma ha anche avvertito che questo vale per gli impianti “core”, dove è custodito il reattore nucleare, non edifici di supporto come gli uffici amministrativi, dove un drone con esplosivo potrebbe causare un danno enorme e uno”shock psicologico”.

I francesi corrono ai ripari e pianificano l’installazione di ulteriori dispositivi di sicurezza, tra cui radar e sistemi laser in grado di neutralizzare il drone prima che riesca a raggiungere il suo obiettivo.

Il rischio degli attacchi da droni non è per nulla remoto; se il Sapr è radiocomandato non può volare troppo lontano dall’operatore, ma con poche centinaia di euro si può dotare qualsiasi drone di medie dimensioni di sistemi di navigazione GPS con autonomie di decine di chilometri, specialmente se il drone è sacrificato e non è necessario che torni a casa (anzi, il ritorno non sarebbe nemmeno desiderabile, visto che verosimilmente si porterebbe dietro i gendarmi).
Ma i droni commerciali non sono mezzi militari, e contrastarli è semplice, spiega l’esperto di droni Paul Guermonprez: “Tutto ciò che serve è un piccolo fucile ad aria compressa con proiettili di gomma, si colpiscono le eliche e il drone cadrà”.
Un metodo c è stato detto di utilizzare alla polizia francese di guardia centrali nucleari, in attesa di qualcosa di meglio.

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