I droni sbucano dalle profondità dell’oceano

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Darpa, l’agenzia americana che studia armi degne di 007 (e che, di fatto, ha “inventato” Internet) ha pronta una nuova diavoleria: vuole sviluppare una nave madre sommergibile per trasportare droni sul campo di battaglia. Non solo droni subacquei ma anche aerei, liberando la marina dalla necessità di usare portaerei per lanciare gli aerei robot.

Il marchingegno si chiamerà Hydra (guarda caso, come i cattivi dei film di james Bond, cosa che ci conferma il sospetto che in realtà il Darpa sia Q in persona) e sostanzialmente è composta da un insieme di cassoni modulari che possono trasportare sia UAV (aerei robot) che UUV (sottomarini senza equipaggio) da far arrivare nel teatro della battaglia. I droni aerei partiranno direttamente da sott’acqua, esattamente come vengono sparati oggi i missili intercontinentali dai sommergibili strategici, incaplsulati nel loro cassone: usciti dall’acqua, il cassone si apre e il drone vola dove deve volare. Molto probabilmente saranno droni piccoli, come il micidiale  Switchblade, che sembra un aeromodello da meno di un metro di apertura alare, spinto da un elica sulla coda e un motore elettrico. Ma in realtà è un kamikaze automatico imbottito di esplosivo militare, della potenza di una bomba a mano tattica, in grado di volare per 40 minuti a 80 km/h. Immaginiamo che lo Switchblade sia il candidato ideale per il sottomarino Hydra, non solo per le dimensioni ridotte (tutto il sistema, compreso il radiocomando per guidarlo sta nello zaino di un soldato) ma anche perché non c’è modo di fare rientrare i droni nel cassone e recuperarli, una volta finita la missione. Quindi devono essere kamikaze per forza.

 

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