In California, i caseifici sono responsabili della produzione di circa la metà di tutte le emissioni di metano, un gas serra che intrappola l’80% di calore in più nell’atmosfera rispetto all’anidride carbonica. Il metano è generato direttamente dal tratto intestinale dei bovini durante la digestione, ma in grandi quantità anche indirettamente, dall’azione dei batteri anaerobici che digeriscono a loro volta il letame prodotto dalle mucche, che gli allevatori accumulano in appositi stagni artificiali.
Sull’onda degli interventi finalizzati a limitare l’impatto del cambiamento climatico, lo Stato americano ha deciso di regolare le emissioni di metano delle aziende casearie, ma questo progetto si è sempre scontrato con un problema: finora non esiste un modo affidabile per misurare il metano prodotto a livello di azienda.
È difficile stimare la quantità di metano prodotta, in quanto è un parametro soggetto a molte variabili, come ad esempio il numero e il tipo di mucche, la loro dieta, le condizioni atmosferiche e non ultimo il grado di umidità al quale viene conservato il letame. Per quanto riguarda le misurazioni, invece, quelle più precise vengono generalmente effettuate con satelliti o appositi aerei, ma questi strumenti sono costosi e per di più non riescono a lavorare efficacemente a livello di singola azienda.
Una soluzione potrebbe arrivare da un interessante progetto di un team della Riverside University of California, che prevede l’uso di droni. In particolare, Javier Gonzalez-Rocha, borsista postdottorato, sta lavorando a un nuovo metodo per estrarre le stime della velocità del vento dai disturbi al movimento dei droni causati dal vento. Si tratta in sostanza di un algoritmo che il professore di ingegneria ambientale Don Collins e la studentessa laureata Zihan Zhu hanno adattato a un loro sistema basato su nuclei di aria.
Il concetto di nucleo di aria è simile a quello di nucleo di ghiaccio, ossia può rivelare i cambiamenti avvenuti nel tempo nella composizione atmosferica. Combinando la velocità del vento e le capacità di misurazione dei nuclei di aria, i droni, che possono volare più facilmente in ambienti vincolati, potrebbero contribuire a individuare, localizzare e stimare le emissioni di metano su scala ridotta, un’operazione difficile da ottenere con le tradizionali tecniche di misurazione di vento e composizione dell’aria.
Questa ricerca è ancora allo stadio iniziale, ma il team è convinto che i risultati determineranno l’adozione di questa tecnica da parte degli allevatori nei prossimi 5 o 10 anni.




