USA: la FAA sposta di 6 mesi la deadline del Remote ID per i droni

Ne avevamo parlato solo qualche giorno fa, quando le attenzioni sul sistema Remote ID stavano si stavano moltiplicando in vista della sua ormai imminente (e da molto tempo programmata) entrata in vigore negli USA. Soltanto che ieri, a sorpresa e con soli 3 giorni di anticipo dalla data fatidica, la FAA ha annunciato di aver posticipato di 6 mesi l’esordio dell’identificazione remota dei droni negli Stati Uniti, che adesso è quindi atteso il 16 marzo 2024.

Il colpo di coda a pochissimi giorni dall’appuntamento tanto atteso ha certo sorpreso molti operatori, ma è in realtà figlio di una situazione presente da tempo, ossia il ritardo col quale molti produttori di droni si stavano presentando all’appuntamento del 16 settembre. La stessa Federal Aviation Administration, che aveva intrapreso il lungo cammino verso il remote ID addirittura nel lontano 2019, ha infatti spiegato nel suo annuncio che “La FAA riconosce i problemi imprevisti che alcuni operatori stanno riscontrando nel trovare alcuni moduli di trasmissione di identificazione remota”.

Per essere in linea con i requisiti del remote ID infatti un UAS deve essere munito di apposito modulo per la trasmissione di questa informazione, una tecnologia che può essere inserita già dal produttore in fase di costruzione del velivolo oppure può essere implementata sul drone in seguito, aggiungendo un modulo di terze parti (potete approfondire su questo articolo).

Chi di recente ha acquistato droni prodotti dai brand più noti, come DJI o Autel, ha tra le mani dei mezzi già in regola, mentre chi utilizza UAS più datati, prodotti senza questo modulo, non riesce a venire a capo della questione perché a quanto pare la ormai “vecchia” storia della scarsità di microchip sembra sia ancora responsabile della più attuale scarsa disponibilità di moduli per il remote ID

Insomma, non solo diversi piloti privati e semplici appassionati avrebbero rischiato di finire “fuori legge” e quindi di non poter più volare tra qualche giorno, ma la stessa sorte sarebbe toccata anche a molti operatori, bloccando di fatto a terra una buona fetta dei droni e delle attività del Paese, con ricaschi importanti in tutti i settori, incluso quello della pubblica sicurezza.

Insomma la verità è che, se il remote ID entrasse in vigore dopodomani come inizialmente previsto, al momento sarebbero ancora troppi i droni attualmente in uso che non potrebbero più volare. La FAA spera adesso che i nuovi 6 mesi a disposizione siano sufficienti a ridurre nettamente questa quota di velivoli, e il settore droni guarda adesso a EASA, visto che in Europa l’esordio del sistema di identificazione remota dei droni è atteso per il prossimo primo gennaio.

Categorie News