Nuove Regole sui Droni in UK: soglia a 100 grammi e giro di vite sui Piloti dal primo gennaio

Per i piloti di droni del Regno Unito, il classico augurio “Anno nuovo, vita nuova” si è rivelato vero come non mai, in questo 2026. Dal primo gennaio infatti sono entrate in vigore delle nuove regole sui droni, concretizzate nelle modifiche al Drone and Model Aircraft Code (CAP2320), con cui Londra chiude il capitolo europeo, volta pagina e introduce un sistema di regole autonome, più severe su alcuni aspetti e sorprendentemente più permissive su altri.

Qui trovate il pdf completo sul sito ufficiale della CAA (Civil Aviation Authority equivalente del “nostro” ENAC), che contiene circa 50 pagine in inglese con tutti i dettagli, ma il messaggio è chiaro: ignorare le regole non è un’opzione. Le violazioni infatti vengono considerate reati penali e possono portare a sanzioni economiche o, nei casi più gravi, alla reclusione.

La soglia dei 100 grammi cambia tutto

La novità più impattante è l’introduzione di una soglia legale fissata a 100 grammi. Dal 1° gennaio 2026, chiunque piloti un drone da 100 grammi in su dovrà obbligatoriamente ottenere il Flyer ID, superando il test teorico ufficiale della CAA.

Non conta se il drone è un giocattolo, un micro FPV o un mezzo professionale: se il peso raggiunge o supera i 100 grammi, il superamento dell’esame online è obbligatorio. Netta la differenza con l’attuale regolamento EASA, quindi Italia inclusa, in cui l’obbligo di Attestato A1-A3 e quindi del relativo esame scatta solo a partire dai 250 grammi. Insomma, in questo aspetto il il Regno Unito si dimostra più severo sulla competenza del pilota.

L’impatto pratico è evidente: un drone da 150 grammi, come molti cinewhoop o micro-droni amatoriali, può volare in Italia o Francia senza esame nella categoria Open A1, ma nel Regno Unito richiederà sempre il Flyer ID.

Registrazione operatore

Il Flyer ID è quindi il requisito di base per volare coi droni sopra da 100 grammi di peso in su, ma al suo fianco il Regno Unito mantiene anche l’Operator ID, che è obbligatorio:

  • se il drone pesa almeno 100 grammi ed è dotato di telecamera
  • se il drone pesa almeno 250 grammi
tabella CAA operator id e flyer id
Credits: Caa.co.uk

Per i droni sotto i 100 grammi, la CAA parla chiaro: la registrazione operatore è opzionale e solo raccomandata, anche in presenza di una telecamera.

In pratica, un micro-drone da 80 grammi con videocamera HD può volare nel Regno Unito senza obbligo di registrazione dell’operatore. In Unione Europea, invece, la registrazione è richiesta per qualsiasi drone dotato di sensori in grado di rilevare dati personali, indipendentemente dal peso.

UK vs UE: le differenze in sintesi

Il nuovo quadro normativo crea scenari molto diversi tra Regno Unito e Unione Europea.

Un drone da 80 grammi con telecamera è libero nel Regno Unito, senza Flyer ID e con registrazione facoltativa, mentre in UE richiede la registrazione operatore.

Un drone da 150 grammi senza telecamera richiede l’esame nel Regno Unito, ma resta libero in UE.

Un drone da 249 grammi necessita nel Regno Unito sia di Flyer ID sia di registrazione operatore, mentre in UE è richiesta solo la registrazione, senza esame obbligatorio.

La scelta della CAA sembra mirata a colpire direttamente la fascia sub-250 grammi, sempre più performante e diffusa, lasciando però una finestra operativa interessante per i micro-droni sotto i 100 grammi.

Hardware e marcature: addio definitivo allo standard europeo

Dal 1° gennaio 2026, tutti i nuovi droni immessi sul mercato britannico dovranno riportare una marcatura di classe UK, da UK0 a UK6.

Chi possiede droni con marcatura europea di classe C potrà continuare a utilizzarli come equivalenti delle classi UK corrispondenti, ma solo fino al 31 dicembre 2027. Dopo quella data, l’equivalenza cadrà definitivamente.

Categorie operative: A1, A2 e A3 in stile britannico

La struttura delle operazioni ricalca la logica del rischio crescente.

  • Nella sottocategoria A1 è consentito il sorvolo di persone non coinvolte, ma mai di assembramenti. È riservata a droni sotto i 250 grammi o con marcatura UK0 e UK1, incluse le classi C0 e C1 fino al 2027.
  • La categoria A2, associata ai droni di classe UK2, impone una distanza orizzontale di 30 metri dalle persone, riducibile a 5 metri solo attivando la modalità a bassa velocità.
  • Per droni più pesanti o privi di marcatura, fino a 25 kg, si ricade nella categoria A3: almeno 150 metri di distanza da aree residenziali, commerciali, industriali o ricreative. La CAA include in questa definizione anche piccoli gruppi di edifici distanti meno di 50 metri l’uno dall’altro.

Remote ID: obbligo senza eccezioni

I droni di classe UK1, UK2 e UK3 devono obbligatoriamente avere il sistema di identificazione remota attivo prima del decollo.

L’Operator ID deve essere inserito nel sistema del drone e trasmesso in tempo reale insieme alla posizione. Non è una funzione opzionale e la violazione espone a procedimenti giudiziari, in modo analogo a quanto previsto dal regolamento europeo per le classi C1, C2, C3, C5 e C6.

Volo notturno: arriva la luce verde lampeggiante

Durante le operazioni notturne il drone deve essere equipaggiato con una luce verde lampeggiante.

Se il dispositivo non è dotato di luce di serie, l’operatore è tenuto a installarne una aftermarket, prestando attenzione al peso aggiuntivo per evitare il passaggio a una categoria superiore.

Un messaggio chiaro ai piloti

Il quadro che emerge da Londra è inequivocabile: lo spazio aereo a bassa quota è strettamente regolato e la responsabilità del pilota è centrale. Chi non si adegua rischia sanzioni pesanti e, nei casi più gravi di messa in pericolo di aeromobili, fino a cinque anni di reclusione.

Ma il messaggio è rivolto anche fuori dai confini del Regno Unito, visto che quello britannico è il più recente aggiornamento normativo nel comparto droni e potrebbe indirettamente dettare (o meno) la direzione dei futuri aggiornamenti negli altri Paesi occidentali.