Il progetto “Padova Sandbox” entra in una fase decisiva e punta ora ai primi voli sperimentali di droni a idrogeno dedicati al trasporto rapido di materiale sanitario urgente. Dopo l’avvio dell’iniziativa nel 2025 all’aeroporto di Padova, è stato completato un importante test preliminare dedicato alla produzione e gestione dell’idrogeno verde che alimenterà i velivoli.
La sperimentazione nasce dall’accordo di cooperazione per lo sviluppo della mobilità aerea avanzata siglato da ENAC, Regione Veneto e Gruppo SAVE, con l’obiettivo di sviluppare nuovi modelli di logistica sostenibile per il settore sanitario.
Il test del sistema KEB a Osnago
La sessione di prova si è svolta a Osnago, in provincia di Lecco, presso la sede della società Milani. Al centro della dimostrazione c’era il primo KEB (Key Energy Builder), il sistema compatto per la produzione, lo stoccaggio e l’erogazione di idrogeno verde sviluppato da H2C S.p.A.
Il KEB produce, stocca ed eroga idrogeno verde a 350 bar ed è integrato all’interno di un container con una superficie di circa 22 metri quadrati.
Il sistema sfrutta un processo di elettrolisi che utilizza acqua ed energia elettrica proveniente da fonti rinnovabili per generare idrogeno verde. La capacità produttiva dichiarata varia da 5 a 30 chilogrammi al giorno.
Nel progetto di Padova, l’energia necessaria all’elettrolisi sarà prodotta tramite pannelli solari installati nell’area aeroportuale.
Dimostrata la ricarica a idrogeno di un mezzo logistico
Durante la giornata è stata effettuata anche una dimostrazione operativa da parte di H2G, divisione del Gruppo H2C, che ha eseguito con successo la ricarica a idrogeno di un mezzo operativo logistico.
Secondo quanto emerso durante il test, la dimostrazione rappresenta un passaggio importante per l’integrazione dell’idrogeno nelle attività operative reali, non soltanto in ambito aeroportuale e non esclusivamente per i mezzi a pilotaggio remoto.
Alla dimostrazione era presente anche il team multidisciplinare di ENAC composto dagli ingegneri Catalano, Poleggi, Autunno, Terenziani e dal Colonnello Levante.
Droni per medicinali e materiali biologici urgenti
I droni saranno impiegati per il trasporto rapido di materiale sanitario, medicinali e sostanze biologiche urgenti attraverso velivoli a zero emissioni.
La sperimentazione punta a sviluppare una logistica sanitaria più veloce ed efficiente, sfruttando le caratteristiche operative offerte dalla propulsione a idrogeno.
Secondo i dati diffusi durante il test, i droni potranno effettuare il rifornimento in circa 5 minuti, raggiungere un’autonomia fino a 100 chilometri e trasportare payload fino a 4 chilogrammi.
Tra i parametri comunicati figurano anche un consumo di circa 340 grammi di idrogeno verde e una velocità massima di 55 km/h.
Questi valori, secondo i promotori del progetto, potrebbero contribuire a superare alcuni dei limiti che fino a oggi hanno rallentato lo sviluppo operativo dei droni a idrogeno.
Nei prossimi mesi i primi voli BVLOS
Come riporta questo articolo su Ansa, la roadmap del progetto prevede ora l’avvio delle attività di sperimentazione in volo all’interno dell’area aeroportuale di Padova. Successivamente partiranno le operazioni BVLOS, cioè Beyond Visual Line Of Sight.
Si tratta di una modalità operativa nella quale il pilota non mantiene il contatto visivo diretto con il drone, ma ne controlla il volo tramite strumenti dedicati.
In base a quanto riporta il comunicato sul sito ufficiale della Regione Veneto, l’Assessore ai Trasporti e alla Mobilità, Diego Ruzza, ha dichiarato:
“Il prossimo autunno assisteremo al primo volo di un drone ad idrogeno per il trasporto rapido di materiale sanitario urgente nei cieli di Padova. Un progetto pilota che parte dal capoluogo patavino e che potrà essere esteso su scala regionale, coinvolgendo anche i futuri vertiporti dell’aeroporto di Venezia. È un passaggio importante che segna l’ingresso ufficiale del Veneto nella nuova era della Advanced Air Mobility”.
Padova Sandbox come laboratorio per la mobilità aerea avanzata
Secondo ENAC, la Sandbox di Padova rappresenta un laboratorio avanzato per la definizione dei futuri standard di sicurezza e per lo sviluppo delle tecnologie legate alla mobilità aerea sostenibile.
La parte tecnologica e operativa del progetto fa capo a H2G, divisione del Gruppo H2C specializzata nello studio, nella progettazione e nello sviluppo di soluzioni legate all’idrogeno verde.
Secondo Corrado Fischer, direttore Operativo del Gruppo SAVE, una volta completata la fase di test il modello Sandbox potrà essere adottato anche in altre realtà, trovando applicazione anche all’aeroporto di Venezia.




