Un drone subacqueo autonomo capace di rimanere sott’acqua per 16 settimane consecutive senza alcuna nave di supporto. È questa la promessa di Greyshark, il nuovo veicolo senza equipaggio sviluppato dall’azienda europea Euroatlas, con sede a Brema, in Germania.
Si tratta di un mezzo progettato per missioni di sorveglianza subacquea a lungo raggio, con l’obiettivo di monitorare vaste aree marittime e proteggere infrastrutture critiche come gasdotti, oleodotti e cavi di comunicazione sottomarini.
Propulsione a celle a combustibile a idrogeno
Come spiega bene questo articolo su Interesting Engineering, Il cuore tecnologico del Greyshark è un sistema di propulsione basato su celle a combustibile a idrogeno, soluzione che consente al veicolo di operare in completa autonomia per fino a quattro mesi consecutivi.
Secondo Euroatlas, il drone può arrivare fino a 1.100 miglia nautiche a una velocità di 10 nodi, oppure raggiungere 10.700 miglia nautiche viaggiando più lentamente a 4 nodi.
Per comprendere meglio questi numeri, basta pensare che una missione di questo tipo permetterebbe al veicolo di controllare enormi porzioni di oceano senza richiedere la presenza continua di unità navali con equipaggio.
Diciassette sensori per vedere il fondale con grande precisione
Greyshark è equipaggiato con 17 sensori ad alta risoluzione, un sistema che è in grado di generare immagini del fondale marino con una risoluzione di circa 4 centimetri per pixel (1,6 pollici per pixel).
Come si vede anche dalla brochure informativa disponibile sul sito ufficiale EuroAtlas, il pacchetto sensori comprende sistemi acustici, LiDAR, sensori di pressione e apparati di rilevamento montati lateralmente. Tutti questi strumenti lavorano insieme grazie a un sistema di fusione dati che combina le informazioni raccolte per creare una rappresentazione più dettagliata dell’ambiente subacqueo.
Secondo Niko Schmidt, vice responsabile dei sistemi autonomi di Euroatlas, anche la semplice combinazione di due sensori acustici che operano su frequenze diverse permette di ottenere immediatamente un livello di informazione superiore.
Può cercare mine e individuare sottomarini clandestini
Il drone è in grado di immergersi, raggiungere autonomamente l’area di missione, eseguire schemi di ricerca, identificare oggetti e trasmettere i risultati senza intervento umano diretto.
Tra gli impieghi possibili vi sono le operazioni di guerra contro le mine navali e il rilevamento dei cosiddetti narco-sottomarini, imbarcazioni costruite dai cartelli della droga per trasportare grandi quantità di cocaina evitando i controlli.
Verineia Codrean, responsabile strategia e progetti speciali di Euroatlas, ha indicato come esempio operativo lo Stretto di Hormuz, che da mesi è sotto i riflettori mondiali per via della guerra e delle continue tensioni tra USA, Israele e Iran. Secondo Codrean, sei Greyshark controllati da un solo operatore potrebbero mappare l’intera area in meno di 24 ore, svolgendo un compito che con mezzi tradizionali sarebbe molto più complesso, costoso e rischioso.
Più droni possono lavorare in sciame
Una delle caratteristiche più interessanti del sistema è la capacità di operare in gruppo, visto che più Greyshark possono infatti collaborare, condividendo dati e suddividendosi il lavoro su grandi aree marine.
Questo approccio consente di ottenere una sorveglianza continua, quella che Euroatlas definisce “persistent maritime awareness”, cioè una conoscenza costante e aggiornata di ciò che accade sotto la superficie del mare.
Secondo Schmidt, questo livello di monitoraggio sarebbe impossibile da ottenere utilizzando esclusivamente unità con equipaggio.
Le prime prove in mare ad agosto 2026
La tecnologia ha già attirato l’interesse di diversi Paesi membri della NATO. Euroatlas prevede di effettuare le prime prove in mare nell’agosto 2026, durante le quali verranno testate la reale autonomia, le capacità di navigazione autonoma e le prestazioni del sistema sensoriale.
Greyshark rappresenta un esempio concreto di come i droni non siano limitati al cielo. Anche sott’acqua, i sistemi autonomi stanno aprendo nuove possibilità di monitoraggio e ispezione, con applicazioni che spaziano dalla sicurezza marittima alla protezione delle infrastrutture strategiche.




