Droni agricoli fino a 5 metri: ENAC apre un nuovo percorso semplificato per gli heavy-lift

Nel pieno dell’estate, ENAC sorprende tutti con una mossa che alleggerisce il carico burocratico sulle spalle dei droni agricoli. Del resto sono anni che vediamo e riportiamo gli incredibili progressi tecnologici che sono stati compiuti in questo settore, provenienti neanche a dirlo soprattutto dalla Cina.

Mentre i droni agricoli crescono per capacità, dimensioni e performance, in Europa e in Italia si registrano soprattutto tante ipotesi, tante chiacchiere, condite magari da qualche sperimentazione autorizzata col contagocce, sebbene i risultati riportati siano sempre molto interessanti.

Per fortuna però adesso anche il percorso autorizzativo italiano prova ad adattarsi. Con l’AltMoC IT-UAS-2026-002, pubblicato sul sito ENAC lo scorso 14 agosto, arriva un nuovo PDRA dedicato alle operazioni agricole, orticole e forestali con UAS che possono raggiungere una dimensione caratteristica di 5 metri.

Il salto è significativo, perché il PDRA-S01 europeo utilizzato anche per questo genere di operazioni prevede una dimensione caratteristica massima di 3 metri. Attenzione, però: non si tratta di una liberalizzazione dei grandi droni agricoli e nemmeno di uno scenario standard utilizzabile con una semplice dichiarazione. Le operazioni restano nella categoria Specifica e serve ancora un’Autorizzazione Operativa ENAC.

Da 3 a 5 metri: perché il nuovo limite conta

Il nuovo documento ENAC è sviluppato a partire dal PDRA-S01 versione 1.2 di settembre 2023, modificandone però alcune condizioni per adattarle alle caratteristiche delle operazioni agricole.

Una delle differenze più evidenti riguarda proprio le dimensioni, col limite che sale da 3 a 5 metri. Da sottolineare che nel caso dei multirotori ENAC considera come parametro la distanza massima tra le estremità dei rotori.

È una modifica che può diventare particolarmente importante per i droni agricoli heavy-lift di nuova generazione, diventati progressivamente più grandi e potenti. Gli esempi riportati nel materiale sono indicativi. DJI dichiara per Agras T50 dimensioni di 2.800 × 3.085 × 820 mm con bracci ed eliche aperti. Agras T70P arriva a 3.200 × 3.520 × 960 mm, mentre T100 misura 3.220 × 3.224 × 975 mm nella stessa configurazione.

Questo non significa, però, che questi modelli siano automaticamente ammessi dal nuovo percorso. Le dimensioni complessive dichiarate dal costruttore non certificano da sole la “dimensione caratteristica” richiesta da ENAC. Per ogni piattaforma bisogna verificare la distanza massima tra le estremità dei rotori e il rispetto di tutti gli altri requisiti previsti.

Non basta avere un drone sotto i 5 metri

La nuova soglia dimensionale è soltanto uno degli elementi del PDRA.

  • Le operazioni devono essere direttamente connesse ad attività agricole, orticole o forestali e devono svolgersi sempre in VLOS, quindi mantenendo il drone a vista del pilota remoto.
  • È inoltre richiesta una controlled ground area situata in un ambiente scarsamente popolato. L’altezza ordinaria non può superare i 20 metri AGL, oppure i 20 metri sopra la sommità di un ostacolo naturale o artificiale.
  • Le operazioni possono svolgersi in spazio aereo controllato o non controllato, purché vi sia una bassa probabilità di incontro con aeromobili con equipaggio. Devono inoltre essere rispettate le limitazioni indicate dal costruttore dell’UAS.

Il nuovo percorso, quindi, non è semplicemente una versione del PDRA-S01 alla quale sono stati aggiunti due metri. ENAC ha costruito condizioni operative specifiche intorno al profilo di rischio delle lavorazioni agricole.

Velocità massima di 5 m/s e altri requisiti tecnici

Tra gli aspetti che gli operatori dovranno verificare con particolare attenzione ci sono i requisiti tecnici richiesti al drone.

L’UAS deve disporre di un sistema attivo e aggiornato destinato a impedire l’uscita dell’aeromobile dalla flight geography. Sono richiesti anche Direct Remote Identification attiva e aggiornata e una funzione di geo-awareness.

C’è poi un requisito che potrebbe risultare particolarmente importante per i grandi droni agricoli: il pilota deve poter selezionare una modalità a bassa velocità capace di limitare la velocità al suolo a non più di 5 m/s.

Alcune piattaforme commerciali possono avere velocità operative nominali superiori. Ai fini del nuovo AltMoC, però, conta la possibilità di rispettare il limite previsto nello specifico profilo operativo.

La valutazione ENAC porta a una classificazione finale GRC 2, ARC-b e SAIL II.

Perché ENAC considera accettabile arrivare a 5 metri

Dietro l’aumento delle dimensioni ammesse c’è una precisa valutazione del rischio.

Secondo ENAC, passando a una dimensione caratteristica di 5 metri l’initial Ground Risk Class passa da 1 a 2. Questo aumento, tuttavia, non modifica il livello finale dell’operazione, che rimane SAIL II con ARC-b finale grazie alle mitigazioni previste.

Tra gli elementi considerati ci sono il limite operativo di 5 m/s, la bassa quota e la capacità limitata delle batterie dei mezzi tipicamente impiegati in queste attività. Sulla base di queste condizioni ENAC ha inoltre predeterminato un’area adiacente fino a 1 km.

Il punto è importante: non siamo davanti a una semplice deroga concessa ai droni più grandi, ma a una diversa costruzione del rischio operativo pensata specificamente per le attività agricole.

Serve ancora l’Autorizzazione Operativa ENAC

È probabilmente l’aspetto più importante da chiarire per evitare equivoci: un PDRA non è uno Standard Scenario.

Il vantaggio del PDRA è avere una valutazione del rischio già predisposta, semplificando così il procedimento per l’operatore. Rimane però necessario ottenere un’Autorizzazione Operativa dall’autorità competente.

Il nuovo AltMoC ENAC resta infatti all’interno della categoria Specifica.

La situazione è diversa negli Standard Scenario europei, dove, rispettando tutte le condizioni previste, l’operatore presenta una dichiarazione alla propria autorità nazionale invece di richiedere preventivamente un’autorizzazione operativa.

Parlare di “liberalizzazione” dei droni agricoli fino a 5 metri sarebbe quindi fuorviante. La procedura diventa più accessibile, ma autorizzazione e condizioni operative rimangono.

La semplificazione riguarda anche la documentazione

L’aumento della dimensione massima non è l’unica novità interessante per gli operatori.

Insieme all’AltMoC, ENAC ha predisposto:

  • il PDRA dedicato
  • una lista di rispondenza precompilata
  • un Manuale delle Operazioni predefinito
  • specifiche istruzioni per utilizzare questa documentazione.

Chi sceglie la lista semplificata si impegna a utilizzare il manuale associato, adattandolo alle caratteristiche della propria attività, dell’UAS impiegato e dello scenario operativo.

Per una domanda di rilascio, rinnovo o modifica dell’autorizzazione conforme all’AltMoC è sufficiente compilare i campi evidenziati nella lista precompilata e allegare il documento completato e firmato. Quando viene adottato il Manuale delle Operazioni predefinito ENAC, non è necessario allegarlo nuovamente.

È qui che, insieme al nuovo limite di 5 metri, emerge la vera riduzione dell’onere amministrativo per gli operatori, chhe potranno svolgere le procedure in modo più semplice e veloce.

Anche il pilota deve rispettare requisiti precisi

La semplificazione documentale non elimina gli obblighi di formazione.

ENAC richiede al pilota remoto un certificato di conoscenze teoriche e l’attestazione del completamento dell’addestramento pratico relativo alle competenze dello STS-01.

A questi si aggiungono la capacità di applicare le procedure operative, una formazione aggiuntiva relativa all’operazione specifica, la capacità di gestire comunicazioni aeronautiche e il superamento di un corso Crew Resource Management, CRM, erogato da enti o organizzazioni valutati da ENAC.

Non è quindi corretto ridurre il requisito alla sola disponibilità dell’attestato STS-01.

Irrorazione sì, ma le norme sui prodotti non cambiano

Il PDRA contempla espressamente il rilascio di materiale durante attività agricole, orticole o forestali. Questo, però, riguarda il profilo aeronautico dell’operazione.

Restano applicabili le altre normative relative a prodotti fitosanitari, prodotti chimici, sostanze pericolose e preparati.

In altre parole, ottenere l’autorizzazione prevista dal nuovo percorso ENAC non significa automaticamente essere autorizzati a distribuire mediante drone un determinato prodotto fitosanitario.

Il documento stabilisce inoltre che nessuna persona deve essere sorvolata durante l’irrorazione di liquidi o il rilascio di sostanze.

Un’apertura importante per i droni agricoli heavy-lift

La nuova procedura può avere un impatto soprattutto sui droni progettati per irrorazione e distribuzione, dove l’aumento della capacità dei serbatoi e del payload ha portato alla realizzazione di piattaforme sempre più grandi.

Per esempio, DJI dichiara per Agras T50 un serbatoio da 40 litri per l’irrorazione e una capacità di 50 kg per lo spreading. Per T70P vengono indicati un serbatoio da 70 litri e un payload di irrorazione di 70 kg.

Il nuovo AltMoC può quindi ridurre la distanza che si era creata tra le capacità tecniche dei droni agricoli heavy-lift disponibili sul mercato e il percorso attraverso il quale autorizzarne l’impiego in Italia.

Non esiste comunque un’ammissione automatica: la piattaforma deve rispettare i requisiti tecnici previsti e l’operatore deve ottenere l’Autorizzazione Operativa.

ENAC guarda anche alla futura evoluzione europea

Nel documento ENAC compare anche un riferimento interessante al percorso europeo. L’autorità afferma che le condizioni dell’AltMoC sono “generally in line” con i requisiti dell’approccio dichiarativo delineato nella EASA NPA 2026-103.

Possiamo quindi leggere la mossa dell’ENCA come un’anticipazione, nella logica, di parte dell’approccio che EASA sta sviluppando per una futura disciplina semplificata di queste operazioni.

Questo non significa però che esista già uno STS-03 europeo operativo. Gli Standard Scenario pubblicati e applicabili indicati nel materiale restano STS-01 e STS-02.

Cosa cambia davvero per gli operatori

Il nuovo AltMoC ENAC prova in sostanza a ricucire il divario creatosi tra un parametro del PDRA-S01 e l’evoluzione tecnologica dei grandi droni agricoli.

La soglia dimensionale sale da 3 a 5 metri, ma viene inserita in uno scenario molto controllato: VLOS permanente, quota contenuta, limite di velocità, controlled ground area e precisi requisiti tecnici e formativi.

Per chi ha già presentato una domanda di Autorizzazione Operativa c’è inoltre una possibilità concreta da valutare. ENAC indica che gli operatori interessati a beneficiare del nuovo AltMoC possono contattare il Team Leader per verificare, in funzione dello stato della pratica, la possibilità di sostituire la documentazione già presentata.

L’AltMoC è applicabile in Italia. Per operazioni transfrontaliere, il mezzo alternativo di rispondenza deve essere adattato ai requisiti dello Stato nel quale si intende operare e accettato dalla relativa autorità competente.

Più che una liberalizzazione, dunque, è un nuovo ponte regolatorio tra l’attuale PDRA-S01 e una generazione di droni agricoli professionali che ha ormai dimensioni e capacità molto diverse rispetto alle piattaforme più piccole.