Droni autonomi sottomarini a Trieste: Saipem mostra FlatFish per controllare lo stoccaggio della CO₂

Quando si parla di droni autonomi, il pensiero corre quasi sempre a velivoli che sorvolano territori e infrastrutture. Ma la robotica può svolgere un ruolo altrettanto importante sotto la superficie del mare, dove ispezionare e monitorare gli impianti richiede tecnologie specializzate. Un esempio arriva da Saipem, che nella propria base di Trieste ha mostrato le capacità di FlatFish, un drone subacqueo autonomo progettato per operare sui fondali marini.

Il veicolo, del quale avevamo parlato qualche mese fa a proposito di alcuni test superati, può essere utilizzato per controllare le infrastrutture offshore e, grazie alla sua flessibilità operativa, può imbarcare sistemi capaci di rilevare eventuali fuoriuscite di anidride carbonica. Una funzione particolarmente interessante nel contesto delle tecnologie dedicate alla cattura, al trasporto e allo stoccaggio della CO₂, che richiedono sistemi di monitoraggio affidabili anche nell’ambiente sottomarino.

FlatFish, il drone sottomarino di Saipem che sorveglia le infrastrutture per lo stoccaggio della CO₂

FlatFish è stato protagonista di una dimostrazione organizzata da Saipem in occasione dell’Annual Meeting del progetto europeo COREu. L’evento, intitolato “Accelerating CCUS Deployment by Connecting Policy, Industry, and Innovation”, ha portato a Trieste una delegazione internazionale composta da rappresentanti dell’industria, centri di ricerca, istituzioni e stakeholder europei.

Come segnala il comunicato sul sito ufficiale, la visita alla base Saipem ha coinvolto oltre 70 persone, che hanno potuto assistere al rilascio in acqua di FlatFish e osservare una dimostrazione delle sue capacità operative. L’occasione ha permesso di mostrare concretamente come un sistema robotico autonomo possa contribuire alle attività di ispezione e controllo delle infrastrutture sommerse.

FlatFish è infatti progettato per svolgere missioni di monitoraggio offshore, acquisendo dati direttamente sul fondale marino. Tra i suoi possibili impieghi rientra il controllo dei siti di stoccaggio della CO₂ e delle reti sottomarine utilizzate per il suo trasporto.

Uno degli aspetti più interessanti è la possibilità di equipaggiare il drone con sistemi di rilevamento delle eventuali perdite di anidride carbonica. In questo modo, la robotica autonoma può diventare parte delle tecnologie utilizzate per sorvegliare infrastrutture che devono garantire elevati livelli di sicurezza e affidabilità.

La dimostrazione di Trieste, segnalata anche in questo articolo dell’Ansa, non si è quindi limitata a presentare un veicolo subacqueo, ma ha mostrato nel concreto il contributo che l’integrazione tra autonomia operativa, sensori avanzati e raccolta dati può offrire al monitoraggio delle future infrastrutture CCUS.

Non solo FlatFish: la robotica subacquea di Saipem

Il drone mostrato a Trieste fa parte di Hydrone, la piattaforma robotica sviluppata da Saipem per le operazioni sottomarine, che è in grado di scendere fino a 3 mila metri di profondità negli abissi. L’azienda sta lavorando su diverse tecnologie destinate all’ispezione, al monitoraggio e alla sorveglianza delle infrastrutture offshore, con applicazioni che comprendono anche il supporto agli interventi rapidi in situazioni di emergenza.

Accanto a Hydrone, durante la visita è stata presentata anche Seanapsys, un’architettura subacquea dedicata all’acquisizione, al processamento e alla trasmissione punto-punto dei dati.

Si tratta di tecnologie che affrontano aspetti diversi dello stesso problema: da una parte la necessità di operare e raccogliere informazioni nell’ambiente sottomarino, dall’altra quella di gestire e trasmettere i dati acquisiti.

Nel settore dello stoccaggio della CO₂, queste capacità assumono particolare rilevanza, ma le attività di monitoraggio non riguardano soltanto l’eventuale presenza di fuoriuscite di anidride carbonica, bensì comprendono anche il controllo della microsismicità offshore, un altro degli ambiti tecnologici sui quali Saipem sta lavorando nell’ambito del progetto COREu.

Il progetto COREu e il monitoraggio della CO₂ sotto il mare

La dimostrazione di FlatFish si inserisce in un’iniziativa europea più ampia. COREu è infatti un progetto finanziato nell’ambito del programma Horizon Europe, coordinato da SINTEF Energy Research e sostenuto dalla partecipazione di oltre 40 partner industriali e scientifici.

L’obiettivo è accelerare lo sviluppo di infrastrutture sicure, affidabili e scalabili per la cattura, il trasporto e lo stoccaggio dell’anidride carbonica. È il settore delle tecnologie CCUS, nel quale il monitoraggio degli impianti rappresenta un elemento importante per garantire il controllo delle operazioni.

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