Sembra un titolo acchiappaclick equivalente di una foto osé di una rubrica di gossip, in realtà il drone che similmente a un rabdomante, aiuta a trovare l’acqua con una probabilità di riuscita del 90% esiste davvero ed è tutto italiano.
Il velivolo a pilotaggio remoto non usa il classico bastoncino a “Y” per carpire le vibrazioni o le radiazioni proveniente dal sottosuolo ma una speciale sensore inventato da un vigile urbano toscano.
Ma andiamo con ordine l’azienda che propone i propri servizi dedicate a ritrovare l’oro blu, ovvero acqua da usare per scopi irrigui o altre finalità si chiama Hydrohunter con sede a Grosseto. Promettono risultati del 80% in caso ambienti alluvionali o argillosi e il 90% in tutti gli altri casi.
Sono percentuali di tutto rispetto, sopratutto se pensiamo ancora alla nobile arte o magia del bastoncino del rabdomante.
In questo caso il bastoncino è un sensore, anzi uno speciale sensore inventato e brevettato da Sergio Marchettini, toscano, perito elettronico e da sempre appassionato di archeologia, che insieme al figlio Marco, inventa progetta e realizza Poseidon®; un complesso sistema capace di fornire una valutazione del terreno sino a quasi 1.000 metri di profondità.
Poseidon® il sistema che permette di trovare acqua o reperti archeologici ha un versione ridotta e portatile anche per volare su un drone
L’oggetto battezzato con il mitico nome greco del Dio del mare, si basa sulla tecnologie delle onde ultra lunghe, quelle che i tecnici definiscono come banda VLF (Very Low Frequency).
Tali onde radio erano usate un tempo e in parte anche oggi per comunicare con i sottomarini, dato che possono penetrare l’acqua.
La risposta alla scansione cambia a seconda del tipo ti terreno incontrato nel sottosuolo.
Poseidon®, grazie alle elaborazioni informatiche dei modelli analizzati dal figlio Marco, elabora i dati ottenuti e restituisce in forma grafica la sezione verticale del suolo scansionato visibile su personal computer dedicato.

Un drone in volo con un sensore capace di trovare acqua o reperti archeologici
Nonostante il sistema sia abbastanza leggero, non può essere trasportato integralmente in volo tramite drone. Per cui è stato realizzato un sensore integrativo avio trasportabile che si connette automaticamente con il sistema a terra fornendo dati e posizione geo referenziata sulla quale effettuare una scansione mirata da terra.
Il funzionamento del sistema installato sul drone, si basa sulle anomalie elettromagnetiche, come ci spiega Vincenzo Orso, pilota di elicotteri prima per l’Esercito, in seguito per Polizia di Stato e attualmente per l’Elisoccorso. Ora naturalmente è pilota remoto di SAPR con attestato CRO per HydroHunter.
Cercando di semplificare, questa anomalia restituisce un valore noto a seconda se venga incontrato un blocco di granito, piuttosto che un terreno argilloso o per l’appunto dell’acqua.
Una volta che il drone in volo con il sensore appositamente realizzato dai due toscani, ha coperto l’area da scansionare, invia i dati a una stazione di controllo remota nei pressi della zona di volo.
Se viene riscontrata questa anomalia, viene indicato il punto sul quale verranno poi effettuati controlli maggiormente precisi con il sistema Poseidon® che restituirà una vibrazione del bastone a “Y”, pardon una mappa di profondità con le indicazioni della composizione del sottosuolo.
Il drone viene condotto da Vincenzo Orso, originario di Udine che da 35 anni è pilota di elicottero, nonché Direttore Operazioni Voli e per la Sicurezza Volo.
Solitamente Vincenzo si stabilisce con il suo drone a una altezza dal suolo di circa 10/15 metri, in base alla orografia del terreno e dagli ostacoli circostanti.
Una volta che il sensore portatile del Poseidon® segnala qualche cosa, Marchettini chiede al pilota di abbassarsi e controllare meglio.
La zone evidenziata, viene quindi scansionata con una versione del Poseidon attaccata in cintura (vedi foto sopra) che legge sino a una profondità di circa 180 metri, poi per ulteriori dettagli, si passa alla valigetta che restituisce una mappatura sino a oltre 800 metri.
Gli ambiti di impiego dei servizi proposti da Hydrohunter, spaziano oltre al settore idrogeologico anche a quello archeologico puro. Nella quotidianità operativa i servizi maggiormente richiesti sono la ricerca di falde acquifere a scopo irriguo o a scopo preventivo nel caso di nuove costruzioni, in caso di sospetto terreno a rischio idrogeologico.
Un altro settore nel quale può essere usato il sistema di Poseidon® attaccato al drone, è relativo alla ricerca di particolari risorse minerarie nel sottosuolo, ma anche della individuazione di ordigni bellici e persino scoperta di cavità o gallerie sotterranee.
“Non ultima la scoperta di acque termali nei terreni di proprietà di un nobile laziale – ci racconta Vincenzo Orso – durante la ricerca di acqua per irrigazione, ci siamo imbattuti in un falda di acqua si, ma a temperatura elevata. Dapprima il marchese non era proprio contento, ma poi ha fiutato l’opportunità di business.”

Il drone con lo speciale sensore collegato al sistema Poseidon®, viene utilizzato anche per le indagini di fonti di energia geotermica, cioè la forma d’energia dovuta al calore contenuto all’interno della sfera terrestre.
Sicuramente questo tipo di servizi sono unici in Italia e potrebbero esserci diversi validi motivi per preferire questa tipologia di indagini ad alta tecnologia, rispetto al lavoro dei rabdomanti ai quali va dato comunque onore al merito per il loro prezioso contributo.
Maggiori informazioni o contatti sul sito di HydroHunter.com.



